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lunedì 15 luglio 2024

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Un calcio alle regole

di Nicola Belcari - martedì 27 giugno 2023 ore 08:00

Il calcio: uno sport popolare (in parte non sportivo in quanto soggiogato al denaro e dal business); metafora della società. I giochi astraggono dalla realtà sociale: creano un mondo loro, un universo chiuso con regole che non possono essere trasgredite. 

Nel calcio e nella vita comune è il contrario. Questo sport non sa, o non vuole, darsi regole certe, precise, applicabili con sicurezza. La mancanza di certezza si estende talora anche fuori dal campo, con complicazioni ulteriori difficilmente districabili. Un giocatore viene ferito da un oggetto lanciato da uno spettatore che insieme ad altri colleghi partecipa con successo al tiro al bersaglio, uno sport nello sport. 

Quale provvedimento è previsto? Quale autorità è competente? Come interviene? Niente e Nessuno. In tivvù le sei o sette trasmissioni dedicate al calcio con commentatori, opinionisti del settore, ex-calciatori, immagino condanneranno l’accaduto. Dopo i generici e scontati appelli e sentenze si continuerà come prima con l’analisi delle tattiche, l’esaltazione di alcuni atleti, gli errori di altri, le scelte dell’allenatore e il giudizio sul suo operato. Sono valori moderni dello sport? assestare colpi proibiti apparentemente involontari, la simulazione, fingere di essere stati colpiti, l’ipocrisia di offrire le scuse alla vittima, spergiurare il falso per un fallo laterale, ecc.? 

Tutto all’insegna della lotta dell’uomo contro la tecnica, cioè senza farsi scoprire dalle telecamere. Qui, da un questo punto di vista, si sono superati i giochi circensi dell’antica Roma, quando nel Colosseo, si offrivano i cristiani in pasto alle belve o i gladiatori combattevano per la vita: lì, gli spettatori non partecipavano ai combattimenti. Al direttore di gara è lasciata l’interpretazione di una trattenuta o la volontarietà di un fallo di mano poi si lascia nell’impotenza in una situazione come quella? Per alimentare polemiche e discussioni evitabili? Perché alcuni comportamenti scorretti sono tollerati? Possiamo sospettare che queste ambiguità facciano parte del “dramma” da rappresentare con la mozione degli affetti da scatenare (indignazione, rabbia, frustrazione, ecc.)? La morale è quella di ammettere la slealtà? Che in tal modo perderebbe la sua “natura” negativa. 

La morale del calcio va a coincidere con quella del tifoso? L’importante è vincere. Qualsiasi mezzo è lecito (se si riesce a farla franca). Come nella vita. Qual è il ruolo del calcio? Quale funzione il potere attribuisce a questo sport-spettacolo? Il suo fascino non può fare a meno, oltre ai gesti atletici, a una dose di casualità e all’arbitrio delle decisioni? L’arte del sistema è costringere all’ovvio, sempre destinato a perdere. Ci siamo cascati. Se il giocatore colpito continua a giocare, il suo “eroismo” pagherà? Sarà premiato col trionfo del “giusto”? Potrà aspettarsene la ricompensa, come l’esito di un’ordalia?

Nicola Belcari

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