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mercoledì 20 ottobre 2021

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Gregge senza immunità

di Nicola Belcari - martedì 21 settembre 2021 ore 07:30

“Uno spettro si aggira” nel mondo. È un virus, non un’entità astratta, ma invisibile. E infatti nessuno l’ha visto, né al mercato, né uscire da un laboratorio.

Finalmente abbiamo chiaro che cosa sia la globalizzazione: la libera circolazione di uomini, merci, zanzare e virus.
Al mercato quel giorno faceva freddo e il cielo era coperto di nuvole, Zarathustra aveva lasciato il suo eremo e si era recato lì incurante delle punture delle mosche velenose (o erano zanzare tigre?) e così parlò: “Io vi annuncio il superuomo!”. Gli uomini, attoniti, lo guardavano come si guarda un pazzo, e nulla sapevano, sennò avrebbero potuto rispondere: “Qui c’è il supervirus…”

Dal mercato rionale al Mercato, il sistema economico mondiale, capace di autoregolarsi, dove l’egoismo dell’individuo ha come conseguenza il bene collettivo, secondo i teorici, secondo la favola atroce della guerra e dell’interesse privato come fattore di progresso, nelle arti e nelle scienze. Il tutto riassunto nella formula: vizi privati uguale pubbliche virtù. È il laissez faire.

Noi gregge abbiamo bisogno di un capo-branco che prenda decisioni, che operi per il bene comune, sappia guidarci e proteggerci. La nostra fiducia è stata mal riposta? Hanno saputo proteggerci? Hanno permesso a un virus di viaggiare indisturbato in lungo e in largo per tutto il mondo?
Il capo non essendo un animale ha umane debolezze, però; vuole restare al suo posto di comando e le sue decisioni hanno questo come principale obiettivo: se dovessero confliggere col benessere del popolo egli non esiterebbe a sacrificarlo?

Ora stiamo inseguendo l’“immunità di gregge”. Lo scienziato che coniò per primo l’espressione non si poteva preoccupare che sarebbe servita nella comunicazione politica ma sorprende non sia stata “tradotta”, prima dell’uso, per eliminarne la connotazione negativa.

Lo scacco del virus è definitivo. Cosa avrebbe dovuto fare? eliminare il genere umano? I danni, diretti e indiretti, sono incalcolabili, alla lettera: non sono calcolabili. La vita non sarà più quella di prima.

Se la “scienza farlocca” ha perso la battaglia, la Scienza vera vincerà la guerra, ma un domani lontano, per altre generazioni.

I governanti hanno finanziato le ricerche scientifiche buone e giuste? Hanno controllato il lavoro di ricerca? Hanno protetto i popoli dalla pandemia? Hanno avvisato in tempo del pericolo? Hanno nascosto notizie che potevano mettere in forse il proprio potere personale?

Confucio, che dell’arte di governo s’intendeva, scrisse: l’errore non sta nell’averlo commesso ma nel non correggersi o porvi rimedio. Ma se qui fosse stato commesso sarebbe imperdonabile.

I governanti possono “contare le pecore” e dormire sonni tranquilli?
Il branco-gregge s’è diviso su questioni particolari seguendo l’agenda dei mass media invece di pretendere, unito e unanime, risposte e verità. Perché stupirsi? Che c’è di strano? Le pecore del gregge non si chiedono dove stanno andando, “vanno dietro al montone” (Schopenhauer).

Nicola Belcari

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