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venerdì 14 giugno 2024

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Il congiuntivo… questo strano amico

di Federica Giusti - venerdì 07 luglio 2023 ore 08:00

Lèggevo qualche tempo fa un’intervista di Luigi Dei, ex rettore dell’Università di Firenze e mi sono trovata molto in sintonia con il suo pensiero sul congiuntivo.

Chi mi conosce sa che ho una vera e propria ossessione per questo modo verbale, nonostante la mia scarsa abilità grammaticale (quando mio nipote mi ha chiesto di aiutarlo in un esercizio di prima media, non nego di essermi trovata molto in difficoltà!!!).

Mi ha sempre dato l’idea di essere elegante, fluido, accogliente.

Di non stridere come fanno l’indicativo o l’imperativo in alcune situazioni.

Ma non avevo mai approfondito l’aspettò psicologico relazionale del congiuntivo.

Dei afferma che ormai questo modo verbale sta andando in disuso per una questione di eccessiva semplificazione della lingua ma aggiunge il fatto che l’indicativo è assertivo, esprime una certezza, mentre il congiuntivo esprime una possibilità, insinua un dubbio.

Ed è stato leggendo questo che mi si è “magicamente” chiarito tutto!

Amo il congiuntivo proprio per il suo non essere certo, per avere la capacità di alimentare un confronto e di aprire le porte alle possibilità.

La visione assoluta e ferma dell’indicativo e’ come se rispecchiasse l’idea dell’uomo moderno di avere in tasca una verità assoluta da divulgare ma non da confutare.

Io invece credo che sia il pensiero di Socrate quello che può diventare una guida per la nostra mente, ossia che la conoscenza possa nascere dal dubbio e non dalla certezza.

Nel mio lavoro spesso mi sento porre domande dirette, in seduta, o via whatsapp, rispetto a comportamenti che si devono attuare in determinate situazioni e non rispondo mai, talvolta provocando anche un senso di frustrazione nel paziente. Ma cerco sempre di ribadire che se decidessi io per lui o per lei, non avrebbe senso, che lo spazio di terapia non è un luogo in cui trovare risposte ma, al contrario, un luogo in cui alimentare domande, dubbi, incertezze.

Osservare la realtà da vari punti di vista serve proprio a questo, ad ampliare lo sguardo e a perdere punti di riferimento.

E lo possiamo fare proprio grazie all’uso, anche nel dialogo interiore, del congiuntivo.

Se nutrissimo maggiormente i dubbi anziché ricercare solo certezze, sicuramente renderemo tutto più complesso, ma, forse, sarebbe anche più completo.

Per cui, buon congiuntivo a tutti!!!

Federica Giusti

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