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Spettacoli sabato 27 giugno 2020 ore 11:34

"In Memoria" sulla collina di Moriolo

Maccari, Giommarelli e Bagnoli

Liturgia in ricordo di don Luciano Marrucci e delle vittime di Covid19, celebrata da don Ricciarelli e a cura del Dramma Popolare



SAN MINIATO — “In tanti - dice Marzio Gabbanini, presidente della Fondazione Istituto del Dramma Popolare - hanno dedicato brani lirici e teatrali all’incontro con i defunti, e citiamo per tutti l’Alighieri e il suo immenso poema. Hanno in genere scelto illustri esempi, sia di persone, sia di poesia, tanti i riferimenti al passato, alla lirica classica. C’è invece almeno un poeta che ha lavorato diversamente. Stiamo parlando di Edgar Lee Masters che ha dedicato le sue liriche alla banalità del mondo, con una scrittura a partire dalla lingua di tutti i giorni, vuota di artifici letterari”.

Da questo spunto ha preso avvio il progetto In Memoria (i testi sono di don Francesco Ricciarelli e Andrea Mancini), ispirandosi semplicemente al grande poeta di Spoon River, ma procedendo liberi, tra le migliaia di morti che il Covid 19 ha lasciato nei letti di ospedale, senza funerale, senza uffici funebri, senza nessun parente che potesse piangerli, sepolti a volte nelle fosse comuni, trasportati in camion militari. Immagini terribili, che resteranno infisse nella memoria. Qualcosa che non abbiamo ancora la capacità di comprendere fino in fondo.

Proprio dedicata a questi morti una Liturgia della Parola, celebrata da don Francesco Ricciarelli e inframezzata alle meravigliose danze di Daniela Maccari, grande ballerina, allieva di Lindsay Kemp. Per Lindsay un momento poetico, così come un altro sarà per don Luciano Marrucci, sepolto proprio nel cimitero di Moriolo, "in cima alla nostra Spoon River". 

“A questi due morti, fuori dal Coronavirus – dice Andrea Mancini - sarà dedicata la serata, perché loro sono comunque nei nostri cuori, ispiratori del nostro lavoro”.

Due formidabili attori, come Silvia Bagnoli e Paolo Giommarelli daranno voce a questo “In Memoria” e don Mario Costanzi avrà i suoi strumenti: la chitarra e il canto.

Lo spazio non è quello magico di Pisa, sarà più nascosto, ma non meno suggestivo: in queste colline che si aprono sulla Valdegola, don Luciano Marrucci aveva creato il suo buen retiro, un luogo dove arrivavano animali e uomini, salendo lungo le numerose strade e sentieri che vi conducono.

“Da tempo ci sto pensando – dice ancora Mancini - ma adesso, in quest’epoca di Coronavirus, tutto mi è parso più urgente, a me come a don Francesco Ricciarelli, che di questo luogo è titolare: La Collina di Moriolo, si chiamerà così, sarà un vero e proprio Cenacolo, costituito da una chiesa, una foresteria, da tutta una serie di spazi chiusi e aperti, compreso il cimitero, che ospiterà una vera e propria Liturgia della Parola, celebrata da don Francesco, con inserti importanti di Daniela Maccari, Silvia Bagnoli, Paolo Giommarelli, e con la musica e il canto di Mario Costanzi”.

Don Luciano, per quasi quindici anni direttore artistico dell’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, è vissuto proprio in questi luoghi, modificandoli secondo il suo gusto, anche come sacerdote della chiesa di San Germano.

Di don Luciano, don Ricciarelli ha raccolto il testimone, diventando tra l’altro parroco di Santa Maria in Valdegola, che oltre a Moriolo, riunisce La Serra, Corazzano e Balconevisi. Lui racconta come il suo predecessore “avesse elaborato un’idea di Teatro dello Spirito, ed è proprio a partire da quell’idea e soprattutto in quelli stessi luoghi, che noi vorremmo costruire il nostro cenacolo. Quegli spazi, che, insieme ai colli vicini, don Marrucci considerava poeticamente come il dorso di un cammello. Un dorso con vista, sulla sua città, San Miniato, vicina, ma appunto anche lontana”.

A Moriolo, a trovare don Marrucci, erano venuti in molti, in cerca di conforto, in cerca di parole, tra i protagonisti del teatro, della pittura e della poesia, italiana e anche internazionale. Così come erano saliti gli animali, cinghiali, lepri, faine e donnole, volpi e istrici, chiamati forse dalle poesie di questo singolare sacerdote.

“Ad esempio – dice ancora Marzio Gabbanini - il grande regista Franco Enriquez, arrivato al capolinea della vita, gli chiese di poter rappresentare a San Miniato, il bellissimo Conversazione con la Morte di Giovanni Testori; lui lo consigliò di cominciare a far pratica, allevando una capra, magari una di quelle che poi don Luciano avrebbe accudito, con infinito amore, dedicando loro colte parole”.

“Anche a noi – dice stavolta don Francesco - piacerebbe allevare le nostre capre, che potrebbero chiamarsi attori o poeti e poi anche persone comuni, vogliose di testimonianze e appunto di parole”.

Il programma è al momento molto semplice. Dalle ore 17 di domenica 28 giugno la Collina di Moriolo comincia ad animarsi, con la benedizione di don Francesco Ricciarelli. Nello spazio della foresteria verrà allestita una mostra di quadri di Stefano Renieri, il pittore di Corazzano recentemente scomparso. Ci saranno anche altri spazi di lavoro, almeno sulla carta, cioè una fornitissima biblioteca teatrale, un luogo di proiezione, un luogo di ristoro, il tutto rispettando direttive e distanze di sicurezza.

La regia è di Andrea Mancini, introdurrà Marzio Gabbanini.



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