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Attualità venerdì 18 novembre 2016 ore 13:45

"​Sensibilizzare per prevenire, non per offendere"

La locandina

L'associazione Frida replica in merito al manifesto della mostra "No to violence against" affisso in biblioteca e contestato dalla consigliera Rossi



CASTELFRANCO — "Il manifesto incriminato, nel quale si legge la violenza sulla donna non lascia il segno solo sulla donna, è una chiara e diretta rappresentazione di quello che è la violenza assistita, violenza di cui ancora oggi si parla poco". A dirlo è l'associazione Frida che replica alla polemica che si è scatenata in merito alla locandina affissa nella biblioteca di Castelfranco di Sotto e contestato dalla consigliera comunale d'opposizione Aurora Rossi.

"Il manifesto - spiega l'associazione in una nota stampa - fa parte di una mostra No to violence against women promossa dall’Associazione Frida nel novembre 2015 in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La mostra si componeva di alcuni manifesti dell’omonimo concorso realizzato nel 2011 dal Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite per l’Europaoccidentale; Si trattava di una mostra itinerante che è stata esposta nelle biblioteche e nei Palazzi Comunali dei Comuni di San Miniato, Santa Croce suul’Arno, Montopoli in Val d’Arno, Castelfranco di Sotto e Fucecchio".

Quest’anno in occasione della campagna della Regione Toscana Ma dove? In biblioteca che aveva come tema la violenza di genere sono state forniti alcuni manifesti della mostra alle Bibliotecheinsieme a del materiale informativo del Centro Antiviolenza Frida Kahlo gestito dall’Associazione Frida. Con la vicinanza della giornata internazionale per la violenza contro le donne è stato deciso di lasciare esposti i manifesti del concorso al fine di sensibilizzare ulteriormente la cittadinanza sul tema della violenza contro le donne.

"Generalmente - spiegano da Frida - quel manifesto è appeso in una stanza del nostro centro antiviolenza dove quotidianamente ascoltiamo le storie di molte donne che subiscono violenza dal proprio partner e non appena queste donne pongono l’attenzione su quel disegno ritrovano in esso la raffigurazione di quanto succede nel loro case. Siamo felici - dicono ancora - che il manifesto abbia aperto questa discussione, e accogliamo con interesse qualsiasi confronto e opinione, ma ci dispiace che sia stato definito volgare e offensivo. Ciò che è rappresentato nel manifesto corrisponde alla realtà che molte bambine e bambini sono costretti a vivere quotidianamente, spesso nel silenzio e nell’indifferenza".

"Questa - spiegano dall'associazione - è la realtà della violenza assista, la realtà su cui il manifesto ci invita a riflettere. E questa realtà non può, anzi non deve essere nascosta ai bambini/e che hanno la fortuna di vivere in contesti familiari sereni e non violenti. È necessario sicuramente, aiutarli a comprendere il significato di quelle parole, di quel disegno, è necessario rispondere alle loro domande. Renderli consapevoli significa fare prevenzione, perché i bambini un domani, neanche troppo lontano, saranno adulti e potrebbero agire o subire violenza. Parlare con loro di questi temi, anche se a qualcuno sembrano inappropriato, significa proteggerli dalla violenza".

"L'Associazione Frida - concludono - lavora da anni sul territorio per il contrasto della violenza e ha promosso molti progetti anche nelle scuole sugli stereotipi di genere. Sappiamo quindi quanto sia importante lavorare con i bambini/e con i linguaggi appropriati ma sappiamo anche che il più grande errore che si possa fare, e che per troppo tempo si è fatto, è quello del silenzio. Sulla violenza contro le donne per decenni, si è taciuto, spesso per vergogna, spesso per inconsapevole accettazione, altre volte per onere o per pudore. Ecco oggi nel 2016 il silenzio non è più accettabile, perché una donna nel nostro paese ancora oggi viene uccisa ogni due giorni per mano di uomo, perché una donna nel nostro paese nel contesto familiare ( e non solo) viene chiamata ancora troppo spesso puttana. Ed è bene che anche i nostri figli lo sappiano se vogliamo che ciò non succeda più". 


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