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sabato 18 agosto 2018

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: L'asino

di Libero Venturi - domenica 04 febbraio 2018 ore 07:15

Domenica scorsa ho ricevuto dal sig. Giovanni Seia questo “garbato” commento al mio scritto su “I Savoia”.

Giovanni Seia Scuola di Amministrazione Aziendale

ma chi è questo ignorante di VENTURI che non conosce la storia? Ai nostri tempi quelli come lui che non avevano voglia di studiare, si affidavano al sentito dire e gratutitamente [sic!] insultavano, si chiamavano "SOMARI" e lui sicuramente lo è. Pertanto invece di scrivere e imbrattare pagine inutili, continui a ragliare, così mantiene la specie, o per dirla nei termini odierni, la RAZZA, razza animale s'intende, dove esiste solo istinto e neppure un filo di intelligenza umana!

Caro sig. Seia, non sono sui “social”, rifiuto Facebook o Twitter, essendo piuttosto “asocial” e le rispondo solo adesso. È lei che offende e insulta gratuitamente. Io non lo farò. Uso l’ironia, tagliente talvolta, ma non l’offesa personale e gratuita. Ciò che ho scritto nel testo “I Savoia è documentato sia dalla storia del nostro Paese, purtroppo, sia dalla più recente attualità. In rete vedo che, se non si tratta di un sosia o di un’omonimia, lei è delegato delle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon e capisco. Leggo anche che come sua città attuale indica il Principato di Monaco. E in questo pellegrinaggio digitale mi sono apparse pure le foto del “Fronte Monarchico Giovanile”. Il fatto che siano giovani ci conforta. Un mio nipotino, che ha letto il suo commento, mi ha detto: grande! Hai il primohaterufficiale, come i vip. I giovani dell’era informatica sanno come prenderla meglio di noi. E speriamo bene.

Ma poi, ripensandoci, un po’ dell’istinto della “razza animale” che lei generosamente mi attribuisce, in questo mondo di intelligenze sopravvalutate e finti geni non mi dispiace affatto e, soprattutto, mi piace l’asino, signor Seia. Il somaro è un animale testardo, grande faticatore, che non si lascia domare né cavalcare facilmente. E quel suo raglio, come un lamento ripetuto! “Il ciuco, fisarmonica del dolore/ nell’ozio, fiducioso nel sudore” scriveva Sandro Penna.

In un passaggio de “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij è il raglio di un asino che sveglia il protagonista, l’idiota, straniero in un paese lontano, a una nuova consapevolezza del vivere. E c’è un bello spettacolo teatrale di Roberto Bacci che si chiama proprio “Il raglio dell’asino”. Ma, chissà se la bellezza salverà il mondo. Personalmente ci credo, ma non si direbbe.

“L’Asino” tra l’altro fu una rivista di satira politica nata a Roma nel 1892, ai tempi del primo ministro Giolitti e della costituzione del Partito Socialista Italiano. Nella scelta del titolo per il loro settimanale gli autori si rifecero al motto di Francesco Domenico Guerrazzi, che sosteneva: “come il popolo è l'asino: utile, paziente e... bastonato”. Era una testa calda, ma come dargli torto. “L'Asino” fu anticlericale, a vicende alterne antimilitarista e interventista. Aderì alla corrente massimalista del Partito Socialista e si schierò con la stampa di opposizione al regime fascista, contro la dittatura di Mussolini, vigente nel Regno d’Italia. Fu costretto a sospendere le pubblicazioni nel 1925, dopo una lunga serie di minacce, persecuzioni e di “interventi” in redazione delle squadracce fasciste.

L’asino è il simbolo del Partito Democratico negli Stati Uniti. Nel 1828 il candidato democratico Andrew Jackson fu apostrofato con la parola “somaro” dagli avversari politici. Il futuro presidente, che aveva uno spiccato senso dell'umorismo, oltre ad un carattere cocciuto, decise di rispondere alla provocazione facendo stampare un asinello su tutti i suoi manifesti elettorali. E un asinello fu in Italia il simbolo adottato da “I Democratici”, il partito di Romano Prodi.

Chissà se, trasformato in somaro, troverò le rose che una volta mangiate mi renderanno forma umana, come “L’asino d’oro” di Apuleio. Le rose, subito dopo il pane, sono state un bisogno non sempre soddisfatto nei tempi. Se così non fosse resterò ciuco ignorante nel Paese dei Balocchi, come toccò a Pinocchio. O forse sarò il “ciuchino” che in Toscana, per il “ceppo”, la notte di Natale portava i regali ai bambini buoni, ma anche a quelli un po’ cattivi. Come sappiamo non esiste un essere assolutamente buono. In ogni caso non si preoccupi il signor Seia, è noto che “raglio d’asino non sale al cielo”. Tuttavia rimarrò sempre “fieramente” un asino repubblicano. La peggior razza.

Distinti saluti

Libero Venturi

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