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Attualità venerdì 18 dicembre 2015 ore 19:20

Il mondo del cuoio fra lavoro, salute e ambiente

L'indagine del Cnms descrive un distretto conciario con irregolarità, rischi, inquinamento. Assoconciatori smentisce: "Abbiamo un nostro codice etico"



SANTA CROCE — Dalla delega agli immigrati delle attività meno gradite al lavoro irregolare, le malattie professionali, l'alto impatto ambientale e il cromo esavalente. Il quadro del distretto conciario di Santa Croce sull'Arno dipinto dall’indagine svolta dalla onlus pisana Centro Nuovo Modello di Sviluppo e dalla Campagna Abiti Puliti certo non è dei più positivi.

Attraverso un'inchiesta documentata e corredata da diverse schede e infografiche, riprese anche dal periodico di economia sociale Valori, vengono messi in relazione tutti i passi della filiera della scarpa di cuoio con le condizioni contrattuali, gli effetti ambientali, compresi la deforestazione e la produzione di gas serra, e i pericoli per la salute connessi alle sostanze tossiche impiegate, con un approfondimento particolare alla zona delle concerie santacrocesi.

La ricerca passa in rassegna le 240 concerie e i 500 terzisti italiani che, secondo il Cnms, impiegherebbero quasi 12700 lavoratori. Dai dati riportati si delineerebbe una realtà di lavoro fortemente condizionata in modo negativo dal precariato, dal lavoro nero e dall'impiego di manodopera straniera facilmente ricattabile. Il tutto corredato da diverse testimonianze di dipendenti, riportate in forma anonima.

Di tutt'altro avviso sembra però essere il presidente di Assoconciatori Franco Donati, che oltre a chiarire diversi aspetti legati all'etica dell'associazione e smentire alcuni dati, ha voluto puntualizzare il continuo rapporto con i sindacati e ha rilanciato sul fatto che, qualora ci fossero davvero delle aziende "furbette", sarebbe nell'interesse degli stessi imprenditori denunciarle : "Come Associazione Conciatori - ha commentato Donati - siamo impegnati con le nostre aziende in investimenti costanti per coniugare le necessità di impresa con il rispetto delle regole che il mercato impone per salvaguardare tutti i valori etici, ambientali e del lavoro. Grazie agli impianti industriali che supportano le concerie di questo distretto, sotto il profilo della depurazione o dell'innovazione tecnologica, abbiamo raggiunto standard complessivi di impresa che, crediamo, non è facile riscontrare in analoghi distretti nel mondo. Abbiamo un dialogo costante con le associazioni dei lavoratori che coinvolgiamo in modo sostanziale e con cui condividiamo tutto quanto riguarda diritti e doveri di datori di lavoro e loro dipendenti. Tutte le regole, etiche, di trasparenza, di rispetto del lavoro e dell'ambiente, che ci siamo dati, le abbiamo tradotte in un codice etico cui i nostri associati sono tenuti: ciò significa che le concerie nostre associate, se non rispettano queste regole, sono fuori dall'Associazione. E' nostro interesse - ha concluso il presidente -, come cittadini di questo territorio oltre che come imprenditori che ci lavorano, isolare eventuali casi di chi non rispetta queste regole e che col suo comportamento può gettare ombre sulla parte sana della nostra imprenditoria. In merito ai numeri del distretto conciario toscano, possiamo così sintetizzarli: circa 300 concerie ed altrettante lavorazioni per conto terzi per un numero di circa 6000 addetti".

Per leggere, l'indagine del Centro Nuovo Modello di Sviluppo e AbitiPuliti clicca qui.

Anna Dainelli
© Riproduzione riservata



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