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Attualità martedì 28 aprile 2020 ore 17:55

Il recupero della scalinata del Santuario

La Diocesi, insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e Crédit Agricole Italia, ha recuperato di uno dei monumenti più significativi



SAN MINIATO — La Diocesi di San Miniato con la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e Crédit Agricole Italia si sono resi protagonisti del recupero di uno dei monumenti più significativi della città: la scalinata del Santuario del Santissimo Crocifisso.

Il recupero è stato affidato a Massimo Moretti titolare della Ditta “Restauro lapidei” di Lucca. A causa delle restrizioni provocate dalla diffusione del Coronavirus l’inaugurazione del restauro con il Vescovo Monsignor Andrea Migliavacca, il Presidente della Fondazione Antonio Guicciardini Salini e Massimo Cerbai, Responsabile Direzione Regionale Toscana di Crédit Agricole sarà programmata non appena possibile.

Dalla Diocesi hanno espresso "profonda gratitudine per la sensibilità verso la tutela del patrimonio storico artistico diocesano" a Crédit Agricole e Fondazione Cassa di Risparmio. 

La storia. La scalinata fu progettata con la chiesa nel 1705 dall’architetto fiorentino Anton Maria Ferri per l’allora Vescovo della nostra diocesi Giovanni Francesco Maria Poggi. Le fonti riportano che nella lettera che il Ferri inviò al suo committente illustrò l’idea di collegare il santuario alla strada sottostante costruendo, di fatto, uno scenario architettonico di vasta portata e spettacolare. L’augurio che il progettista auspicava nella missiva era quello di soddisfare il gusto del Poggi.

Il disegno evidentemente ebbe successo. La sua costruzione realizzò un episodio urbano nuovo che ruppe con il tessuto architettonico medievale cittadino, sostituendo il naturale declivio collinare con una gradinata sulla cui sommità si erge la chiesa pensata con schemi e modelli prospettici propri della tradizione urbanistica rinascimentale rivisitati in chiave barocca.

Le cinque rampe formate da centodue gradini circa, sono in pietra arenaria grigia del tipo del macigno. Ventiquattro pilastrini in pietra reggono il corrimano in ferro. Le scale si appoggiano su pareti in travertino scolpite a bugnato.

La superficie lapidea era caratterizzata da disgregazione, esfoliazioni, formazioni di tasche e numerose fessurazioni con la diffusa presenza di colonie algali e licheniche oltre a numerose erbe infestanti cresciute nei giunti fra gli elementi.

Al centro della parete centrale in una nicchia si trova la statua marmorea di Cristo, opera di Francesco Baratta datata 1723. Ai lati due angeli in terracotta un tempo recanti buccine in bronzo, opera di Luigi Pampaloni del 1867.


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