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Attualità lunedì 03 agosto 2015 ore 19:05

"No a Giubbi, vescovo fascista" dice Rifondazione

"La città ha ben altre persone da onorare. Esempio: Oreste Ristori, che da sottoproletario incolto, divenne un importante attivista politico del '900"



SAN MINIATO — "La proposta di un consigliere della destra di intitolare una via al vescovo fascista Giubbi è davvero sconcertante, e non potrà certo essere presa minimamente in considerazione dal consiglio comunale".

Non usa mezzi termini Valentino Giorgi, esponente di Rifondazione comunista nella città della Rocca, a commento dell'idea avanzata dalla destra sanminiatese.

"Giubbi, fascista non pentito, secondo testimoni dell’epoca e storici quotati ebbe un ruolo ambiguo se non complice nella strage del duomo di San Miniato: con gran solerzia aiutò i nazisti a rinchiudere la gente in duomo, poi benedisse tutti, lasciò qualche santino e scappò. Poco dopo avvenne lo scoppio e la strage. Chi c’era sa bene come andò - aggiunge Giorgi -. E questo andrebbe scolpito nel marmo così come è scolpito nella mente dei vecchi sanminiatesi, non certo il discutibile nome del vescovo nero sul ciglio di una via. Quel nome sarebbe un’onta incompatibile con una toponomastica democratica. E siamo sicuri che non accadrà mai".

E ancora. "San Miniato ha ben altre persone da onorare. Ad esempio Oreste Ristori, sanminiatese classe 1874, che da sottoproletario incolto divenne uno dei più importanti attivisti politici del secolo scorso. Ristori fu un esperto oratore, richiestissimo conferenziere, scrittore, giornalista, autore di opere importanti sull’emigrazione italiana. Collaboratore dell’Avanti, fondatore di molti giornali e riviste, simpatizzante del comunismo libertario di Malatesta, ebbe una vita romanzesca e avverturosa, fatta di ribellione e strenua lotta contro il potere. Trasferitosi a Empoli, perseguitato per le sue idee anarchiche, fu costretto ad emigrare in Sudamerica a causa delle persecuzioni. Lì proseguì la sua opera instancabile fondando giornali e combattendo per la causa dei più deboli. Già nel 1901 era un noto corrispondente de L’agitazione di Ancona, Il Risveglio di Ginevra, Le Libertaire di Parigi e L’Avvenire di Buenos Aires. Ai primi del Novecento fu uno dei primi a denunciare gli abusi dei sacerdoti contro i minori in Brasile, facendo emergere la realtà orribile degli abusi sessuali negli orfanotrofi del clero. Nel 1922 aderì al manifesto del movimento comunista di Rio de Janeiro. Perseguitato dalla dittatura, tornò in Italia nel 1936, da dove ripartì subito per andare a combattere con i repubblicani spagnoli. Nel 1940 tornò di nuovo in Italia, e tre anni dopo a Empoli fu il primo a celebrare pubblicamente la caduta di Mussolini: arrestato e condotto al carcere delle Murate a Firenze, venne fucilato dai fascisti per rappresaglia il 2 dicembre 1943 insieme ad altri anarchici e comunisti".

"Perciò, per ricordare la differenza tra chi il fascismo l’ha combattuto e chi no, per mantenere viva la memoria e quella sostanziale differenza dei comportamenti umani, che anche le istituzioni saminiatesi dovrebbero salvaguardare degnamente, chiediamo pubblicamente che venga piuttosto intitolata una piazza a Oreste Ristori, degnissimo figlio di questa città - conclude Rifondazione comunista -. Empoli già l’ha fatto con la piazza dedicata a Pietro Gori, San Miniato non ancora; e davvero non si capisce il perché".


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