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Cronaca giovedì 03 aprile 2014 ore 14:52

Vannini, Cna : "Diamo spazio alle ditte del nostro territorio"

Tanti i manifestanti in piazza. Meno burocrazia e appalti pubblici più selettivi. Privilegio alle imprese del territorio



PROVINCIA DI PISA — Grande partecipazione questa mattina alla manifestazione indetta da Cna Pisa, quasi 500 tra mezzi da lavoro e manifestanti. Dopo l’evento nazionale che ha radunato a Roma il 18 febbraio circa 60mila persone, l’iniziativa di oggi sembra essere una delle proteste più significative. Tanti i costruttori edili presenti. In testa la presidente del settore costruzioni Cna Pisa, Barbara Vannini, che si è fatta loro portavoce affermando con forza i motivi che oggi li hanno portati a scendere in piazza.

“Siamo qui per farci vedere e farci ascoltare dagli amministratori – afferma Barbara Vannini - perché noi vogliamo lavorare sul nostro territorio e devono rendersi conto del danno economico che si è creato affidando gli appalti pubblici ai global service e alle imprese esterne”.

Senza lavoro non c’è impresa. I dati testimoniano che dal 2008 ad oggi l’edilizia ha perso solo nella provincia l’80 per cento del fatturato. Da più di un anno la Cna di Pisa ha avuto continui incontri con i comuni della provincia a cui sono state fatte precise richieste. L’ultimo incontro con il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, risale al 15 dicembre, in cui sono state fatte delle promesse che fino ad ora non sono state messe in atto.

“Siamo la spina dorsale dell’Italia – continua la Vannini – ma ci usano per far quadrare i conti. Siamo il frutto di una generazione di sacrifici, e non chiediamo niente rivendichiamo solo il diritto al lavoro per poter investire, assolvere i debiti e mantenere le strutture lavorative. Questa è dignità per un’impresa artigiana”.

“Gli imprenditori presenti in piazza oggi vivono del loro lavoro – conclude la Vannini – se gli togliamo questo che cosa gli resta. Ci stiamo battendo anche per l’innovazione, per creare un’apertura che ci permetta di lavorare, ma le amministrazioni devono ascoltarci perché noi continueremo a farci sentire fino a che non ci saranno fatti concreti”. 


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