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Cronaca giovedì 27 febbraio 2014 ore 16:52

Ex Gozzini, dopo il Tar si accende la battaglia tra i candidati

Il caso delle ex Officine Gozzini diventa tavolo di scontro all'interno delle primarie del Pd di Santa Croce



SANTA CROCE — Dopo la sentenza del Tar di Firenze che ha accolto il ricorso presentato dai liquidatori di Primavera 90, la cooperativa, ora in liquidazione, che dal 2008 è proprietaria del complesso, il Comune di Santa Croce ha deciso il ricorso al Consiglio di Stato.
Alla base della controversia c’è il potenziale danno ambientale e alla salute che l’amianto all’interno della struttura, da anni in preda al degrado, potrebbe causare. La sentenza ha annullato l’ordinanza del Comune che imponeva la rimozione dell’amianto alla cooperativa, asserendo che la bonifica non spetterebbe al proprietario poiché sarebbe antecedente all’acquisto. Da qui il polverone che ha investito anche i candidati alle primarie. Giulia Deidda, vicesindaco e assessore con delega all’ambiente, ha chiesto e ottenuto per il 5 marzo un nuovo sopralluogo di Asl 11 e Arpat.

Ma proprio questo intervento ha scatenato la reazione di Patrik Tancredi, candidato avversario alle primarie. “Ritengo che sia insensata ed irresponsabile la posizione assunta dalla candidata Deidda – scrive in una nota Tancredi -. Dopo 5 anni di governo, il Comune è rimasto con un pugno di mosche. Con la sentenza del Tar si è riportata l’attenzione sull’annosa vicenda. Da tempo i cittadini chiedono risposte, ma si sono scontrati con il muro di gomma dell’amministrazione. L’Arpat nel 2008 conclamò lo stato di pericolosità, e dopo tre anni lo fece anche l’Asl, ma l’amministrazione non è intervenuta – e prosegue -. Ricorrere al Consiglio di Stato non produce nulla di immediato, l’ex Gozzini è una polveriera, il Comune ha il dovere di procedere d’ufficio con un’ordinanza con tingibile d’urgenza, così potrà accreditare i costi ai responsabili".

Intanto il sindaco di Santa Croce, Osvaldo Ciaponi, rivendica la scelta di andare in appello. “Abbiamo deciso di andare in appello perché riteniamo che chi - avendone la custodia - abbia portato l’immobile all’attuale stato di abbandono sia tenuto a rimuovere i potenziali rischi per la salute, sulla base del principio generale che “chi inquina paga” – scrive in una nota il primo cittadino -. Riteniamo ingiusto (almeno fino a una sentenza definitiva che sancisca il contrario) che il costo della rimozione di materiale degenerato per incuria possa essere messo a carico dei cittadini di Santa Croce, come accadrebbe nel caso in cui ci dovesse essere un intervento sostitutivo del Comune (per altro ad oggi impossibile, a causa dei vincoli del patto di stabilità)”. L’amministrazione ha anche informato il ministero dello Sviluppo Economico, senza avere risposte.



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