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Attualità lunedì 18 agosto 2014 ore 16:17

Concerie Fucecchio, Arpat:"Rifiuti, la priorità"

Rapporto sulle attività di sette aziende conciarie. Necessario intervento sulle acque e sulle emissioni atmosferiche



FUCECCHIO — Nello scorso anno (2013) il Dipartimento Arpat del Circondario Empolese Valdelsa ha effettuato dei controlli su delle aziende conciarie, situate nel Comune di Fucecchio, facente parte del cosiddetto Comprensorio del Cuoio. Le aziende analizzate, in tutto sette, fanno parte del settore calzature e pelletteria.

I processi produttivi di una conceria vengono suddivisi in quattro categorie principali: Stoccaggio del grezzo e operazioni di riviera; Concia, lavorazioni ad umido; Operazioni successive alla concia; Operazioni di rifinizione lavorazioni a secco. 

Il rapporto, redatto dal dipartimento Arpat, illustra dettagliatamente tutti gli aspetti relativi al funzionamento di queste aziende: le materie prime utilizzate; i consumi energetici; le emissioni in atmosfera; gli approvvigionamenti di acque e gli scarichi idrici; i rifiuti e il rumore.

Un aspetto interessante, per i reflui ed i fanghi conciari, è il recupero del cromo trivalente. Ciò viene attuato in prevalenza depositando in cisterne i reflui che contengono cromo ed inviandoli successivamente, come rifiuto, al Consorzio di Recupero Cromo Spa (CRC) che ha sede a S.Croce sull’Arno. In alternativa possono essere effettuati trattamenti a piè di fabbrica e consegnati al CRC i fanghi che ne derivano. Il cromo recuperato tornerà alle aziende produttrici per la sua utilizzazione all’interno del ciclo industriale.

Tutte le aziende controllate rientrano nel campo di applicazione dell’art. 275 del D.Lgs.152/06 riguardo alle emissioni in atmosfera. La norma prevede l’ individuazione di valori limite per i Composti Organici Volatili (COV), espressi come fattore di emissione (g COV/m2 di pelle ). Prevede inoltre la fissazione, in autorizzazione, di un valore di Consumo Massimo Teorico di Solvente (CMTS), ossia consumo di solventi calcolato sulla base della capacità produttiva nominale, e la redazione da parte dell’Azienda del Piano Gestione Solventi (PGS), da presentarsi almeno una volta l’anno, che ha la funzione di “strumento gestionale” per le aziende e di verifica del rispetto delle prescrizioni autorizzative per le autorità preposte al controllo. In sostanza tale piano deve ricostruire il bilancio di massa dei solventi impiegati, supportato da misure e analisi chimiche. 

Nel report sono state segnalate le violazioni di norme amministrative e penali rilevate durante i controlli, ed i relativi provvedimenti sanzionatori. Al di là dei singoli casi specifici, le maggiori criticità riscontrate durante le ispezioni hanno riguardato la gestione dei rifiuti prodotti e delle acque meteoriche di dilavamento.

I grandi quantitativi di rifiuti sono rappresentati da due categorie: 04 - rifiuti conciari e 15 - imballaggi. In tutte le aziende è emerso, in modo evidente e prevalente rispetto alle altre problematiche sui rifiuti, che il codice CER 04 01 99 – rifiuti non specificati altrimenti – presenta forti quantitativi, contrariamente alle aspettative per un codice generico. Nei contenitori risulta evidente infatti la mescolanza di rifiuti che invece sarebbero separabili e smaltibili o recuperabili con diverso e specifico CER e che, sebbene singolarmente di modesta entità, nell’insieme vanno a costituire quantità rilevanti.

Tale miscelazione dei rifiuti, che viene attuata da tutte le aziende, non è ammissibile; si rende necessaria una gestione accurata tramite la separazione e l’individuazione dei singoli CER e di distinti depositi.  Infatti tutte le norme in materia di rifiuti speciali, sono chiaramente volte alla necessità di privilegiare la differenziazione dei rifiuti, sia per il loro riutilizzo che per il corretto smaltimento. Ne consegue la necessità di codificare i rifiuti con il loro codice specifico. 

Per quanto riguarda le acque meteoriche di dilavamento (AMD), un aspetto comune alla maggior parte delle aziende controllate, e con elementi di criticità per l’ambiente, è la mancanza di una accurata gestione dei piazzali esterni allo scopo di mantenerli puliti ed evitare così la contaminazione delle AMD. Spesso, infatti, le superfici scolanti (superfici il cui dilavamento può generare acque contaminate) individuate dal Piano di prevenzione e gestione delle AMD sono insufficienti; le materie prime, costituite dai prodotti chimici, ed i rifiuti non sempre sono collocati in posizione protetta e con vasche di contenimento. E’ importante, anche qui, fare un salto di qualità nella gestione delle superfici esterne ai fabbricati. La loro tenuta in modo ordinato e progettato può evitare la contaminazione delle acque meteoriche ricadenti su di essi.

Relativamente alle emissioni in atmosfera, si evidenzia come il carattere innovativo della normativa sui COV abbia imposto l’adozione di nuovi criteri di valutazione in fase di controllo in quanto, ad esempio, si tratta di verificare non più i valori limite per un determinato inquinante ad una emissione convogliata, bensì un fattore di emissione calcolato, verificabile mediante un approccio più di tipo documentale che analitico. Tale tipologia di controllo presenta certamente delle criticità e limitazioni, richiedendo la verifica anche di documentazione di tipo contabile/amministrativa che esula dal contesto e dalle competenze ambientali.

Occorre considerare che questa prima fase di controlli è servita anche a prendere atto delle criticità presenti: quasi tutte le aziende infatti dovrebbero migliorare la propria organizzazione gestionale in modo da poter redigere in modo più agevole il PGS, dando la massima trasparenza alle modalità seguite per la sua redazione, che costituisce lo strumento di controllo/autocontrollo imposto dalla normativa, ma che potrebbe risultare anche estremamente utile all’azienda per valutazioni diverse da quelle strettamente ambientali.

Dobbiamo tuttavia annotare che in alcune aziende gli operatori di ARPAT, tornando successivamente presso l’insediamento, hanno verificato l’attuazione di modifiche delle modalità di gestione rispetto alle criticità rilevate, come ad esempio dei sistemi di stoccaggio, volti a recuperare e differenziare i rifiuti in precedenza classificati con il solo CER 04 01 99. Ciò mostra la positiva attenzione prestata dai titolari durante il controllo, e costituisce segnale dell’efficacia del controllo stesso.


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