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Attualità venerdì 09 dicembre 2022 ore 16:30

Giovanni Agnelli e l'amore per il suo territorio

Giovanni Agnelli

Il legame con Varramista, la Piaggio, Montopoli e Pontedera. Un filo mai spezzato che, 25 anni dopo, si racconta nel libro di Cecconi e Testi



MONTOPOLI IN VAL D'ARNO — In vista della commemorazione per i 25 anni dalla scomparsa di Giovanni Agnelli, che si celebrerà domani, sabato 10 Dicembre, riportiamo un brano del libro Il cielo sopra Varramista (CLD Libri), degli autori Giuseppe Cecconi e Lando Testi, relativo proprio alla figura del giovane industriale.

"In una situazione di grande inquietudine, negli anni ‘90 si accentuavano le rivalità fra la Direzione di Torino degli Agnelli, e gli uomini legati alla vecchia proprietà di Piaggio.

Certuni, impropriamente, indicavano i piemontesi come la destra e i pontederesi la sinistra. Coppi e Bartali! L'arrivo di Giovanni Agnelli apparve dunque salvifico, perché riuniva in sé le due anime della Piaggio. La gente sapeva che lui era affezionato al territorio, e che gli piaceva Varramista, sapeva che avrebbe voluto rilanciare la Piaggio, sapeva che sarebbe diventato l'erede dell'impero Fiat.

C'era un consenso generale intorno alla sua persona. Che un industriale fosse così benvoluto, era la prima volta che succedeva in Italia, e non ci sono più stati esempi simili. Dopo tutto, anche il modo come si comportava in città faceva sì che lo si guardasse con simpatia. 

Era sempre il primo a salutare. Se per combinazione entrava in un ristorante e non c'era posto, se ne andava rinunciando a rivendicare il suo status. Un giorno si presentò in Comune chiedendo sommessamente alla segretaria se poteva essere ricevuto dal primo cittadino. Costei, non sapendo chi fosse, sul subitogli sbarrò il passo. D'altronde lui era arrivato in Vespa direttamente dallo stabilimento della Piaggio, senza neppure farsi annunciare. Col sindaco diventarono quasi amici, e una volta, insieme alle loro fidanzate, andarono ad uno spettacolo teatrale dei carcerati del Maschio di Volterra. Un senegalese immigrato gli scrisse una lettera per invitarlo a costruire una fabbrica nel suo paese, e lui gli rispose di proprio pugno spiegandogli per filo e per segno come mai non esistevano al momento le condizioni di fattibilità di quel progetto.

Quasi per tradizione, quando davanti ai cancelli i delegati di fabbrica distribuivano i volantini, una guardia andava alla bacheca sindacale e ricopiava il testo lì affisso, per farlo leggere ai dirigenti. Invece se capitava Giovanni Agnelli, lui scendeva dalla automobile ed andava a farselo dare direttamente. Una volta chiese delucidazioni sulle richieste operaie, allora i delegati si fecero in quattro a spiegargli tutto dall'a alla z. Uno di loro, preso da troppo entusiasmo, gli disse che se li avesse accontentati, lui, che era della Fiorentina, avrebbe tifato Juventus per sempre.

Di fronte all'ingresso principale delle officine c'era il bar Da Mauro sempre affollato, a qualunque ora per prendere un caffè bisognava fare la fila. Lì fuori, in uno spiazzo delimitato dai platani del Viale, nella pausa pranzo un gruppetto di operai si ritrovava a mangiare la pietanza da un pentolino d'alluminio portata da casa. Certe volte passava in auto davanti a loro Giovanni Agnelli, che andava a pranzo da qualche parte. Lui li salutava con un cenno della mano, e loro gli rispondevano allo stesso modo. Un operaio, sempre lo stesso, a mezza voce senza farsi sentire, gli augurava il buon appetito, perché alla gente perbene gli viene automatico di comportarsi così.

Avendo fatto il servizio militare come carabiniere paracadutista, Giovanni Agnelli volle incontrare, uno per volta, tutti i Capitani della Valdera, ed amava ripetere che loro restavano i suoi comandanti. Come si sa nell'Arma l'ubbidienza è un dovere assoluto, ma anche una virtù. Secondo Simone Weil l'obbedienza è un bisogno dell'anima che innalza l'individuooltre il proprio mondo personale, poiché “non si entra nella verità senza essere passati attraverso il proprio annientamento; senza aver soggiornato in uno stato di estrema e totale umiliazione”.

Per la filosofa francese i dittatori diventano pazzi e feroci proprio perché non hanno dei superiori a cui rendere conto, perché comandano sempre, senza mai dover abbassare la cresta davanti a nessuno. E restano intrappolati nel loro labirinto, per dirla con Gabriel Garcia Márquez. Scrive Simone Weil nel saggio La prima radice: “Essendo l'ubbidienza un nutrimento necessario all'anima, chiunque ne sia definitivamente privo è malato. E così ogni collettività, retta da un capo sovrano che non debba render conto a nessuno, si trova fra le mani a un malato... Quelli che sottomettono masse umane con la costrizione e la crudeltà li privano simultaneamente di due vitali nutrimenti, cioè della libertà e dell'ubbidienza; perché queste masse non sono più in grado di accordare il loro consenso interiore all'autorità che subiscono". 

Questa virtù Giovanni Agnelli seppe praticarla molto bene con l'Arcivescovo di Pisa Monsignor Alessandro Plotti. Plotti era un religioso di grande statura, un personaggio che avrebbe potuto ispirare Victor Hugo. Sembrava uscito dalle pagine di Alessandro Manzoni nella descrizione che fa del Cardinale Borromeo. Quando ci fu la guerra in Iraq con i raid aerei della Nato, egli radunò nella antica Cattedrale di Piazza dei Miracoli tutti i sindaci della provincia, e tuonò contro quel conflitto. Lui non escludeva che i pacifisti potessero sdraiarsi sui binari, per fermare i convogli ferroviari che portavano le munizioni dei bombardieri americani nella base militare di Camp Darby a Tirrenia.

Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, Plotti dialogava volentieri con gli esponenti più radicali della Chiesa. Fece scalpore il suo incontro pubblico con il missionario comboniano Alex Zanotelli, in una magica notte d'autunno nella stupenda chiesa romanica di Santa Giulia a Caprona. Orbene, quando la Piaggio, per sfruttare al meglio gli impianti, propose ai suoi operai di lavorare sette giorni su sette, recuperando le domeniche con riposi infrasettimanali, Plotti ebbe un incontro coi vertici dell'Azienda. E chiese loro di fare un passo indietro. Per lui la sacralità del riposo festivo non poteva essere messa in discussione, e avrebbe combattuto per tutelarlo. Sic tempora!

Giovanni Agnelli tenne conto di questa presa di posizione e la domenica lavorativa, com'è o come non è, fu riposta in un cassetto. Con grande soddisfazione degli operai che da anni scioperavano per ottenere il sabato festivo. Figuriamoci le domeniche! E sarà proprio Plotti a celebrare le nozze di Giovanni Alberto con Frances Avery Howe nella cappella della tenuta di Varramista.U na grande festa, con gli Agnelli presenti al gran completo, a rendere onore al futuro leader della holding di famiglia".


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