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Politica giovedì 21 gennaio 2016 ore 16:40

"La maggioranza è gestore, non padrone del Comune"

Interviene anche il Movimento 5 Stelle nella polemica sull'iniziativa sulla "teoria gender" e unioni civili promossa dalla giunta Toti



CASTELFRANCO — "Il M5S di Castelfranco di Sotto si dissocia, come già fatto dalla consigliera di opposizione Aurora Rossi, da questo comportamento troppo superficiale tenuto dall’amministrazione comunale nella gestione dei loghi per un evento di parte! Ricordando al sindaco e a tutti, che un partito anche se di maggioranza, è solo gestore e amministratore del Comune e non il padrone". La pensano così dal locale Movimento 5 Stelle in merito alla vicenda dell'incontro-dibattito sul libro della Marzano, la cosiddetta "teoria gender" e il tema delle unioni civili e delle violenze.

"L’evento è organizzato - hanno spiegato i grillini - con le offerte dei soli consiglieri di maggioranza e non, come erroneamente fatto capire da qualcuno, da tutti i consiglieri, e ha suscitato varie polemiche per l’uso disinvolto dei loghi della Cassa di Risparmio di San Miniato e del comune stesso".

Per quanto riguarda la banca, secondo i 5Stelle, la maggioranza sarebbe già stata "bacchettata" in quanto in una mail l'istituto ha dichiarato la sua estraneità all'iniziativa e a seguito di questo episodio avrebbe richiesto autorizzazione preventiva per l’utilizzo del logo. "Sarà stata solo ingenuità - si chiedono dal M5S - o la solita arroganza degli esponenti del Pd, che pensano di essere padroni assoluti di tutto fino ad usare simboli privati a loro piacimento?".

Invece per quanto riguarda l’uso del logo del Comune, i grillini ricordano una negazione del patrocinio per l’evento legato al comitato referendario per l’abolizione della legge regionale 28 in quanto legata a una forza politica. "Ci sembra risibile la giustificazione appena data dal sindaco - sbottano i 5Stelle -, che la serata con la deputata Marzano sia un evento culturale: primo perché il gender è ormai oggetto di aspro dibattito politico nelle varie sedi istituzionale e in particolare in parlamento, secondo perché chi lo presenta e lo vende è una deputata del partito democratico, anch’essa impegnata in questa battaglia politica".

"Se poi di evento culturale si vuol proprio parlare - concludono i grillini -, per par condicio, il comune doveva anche patrocinare la serata in cui Mario Adinolfi, direttore del quotidiano “La Croce”, parlò della sua posizione sulla teoria gender sempre nello stesso teatro comunale".


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