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Attualità martedì 11 agosto 2015 ore 10:30

Al Palio di San Rocco è il giorno di Dacia Maraini

La grande scrittrice arriverà in città insieme a Eugenio Murrali e ad Andrea Mancini, che l’accompagnerà nella storica Macelleria Falaschi



SAN MINIATO — L’11 agosto del Palio di San Rocco Pellegrino e Festival del pensiero popolare è il giorno di Dacia Mariani. La grande scrittrice arriverà in città insieme ad Eugenio Murrali e ad Andrea Mancini, che l’accompagnerà presso la storica Macelleria Falaschi, presente a San Miniato da ben 90 anni.

Ma perché una vegetariana storica come la Maraini va a visitare questi norcini? Semplicemente per la sua amicizia con Andrea, ultimo di quattro generazioni di Falaschi. Andrea attualmente a San Francisco, a fare il suo mestiere di promoter e soprattutto di macellaio, presso le aziende Antinori, ha conosciuto Dacia a Boston, durante un’altra escursione legata alla carne. Dacia ha scritto un bell’articolo, parlando di questo “Macellaio con la valigia” e adesso la storica macelleria ricambia, offrendo la sua linea “alternativa”, cioè assaggi assolutamente vegetariani a tutti gli ospiti che, in piazza XX settembre, vorranno ascoltare la grande scrittrice.

Tutto questo avverrà alle 16,30, la Maraini sarà intervistata da Eugenio Murrali, ma anche dal pubblico presente. 

Più tardi, alle 18,45, Dacia andrà a trovare le suore del Convento di San Paolo, che proprio l’11 agosto celebrano la loro fondatrice, cioè Santa Chiara, alla quale la Maraini ha dedicato il suo ultimo libro. Sarà questo il motivo dell’incontro: il dono simbolico del libro su Chiara alle clarisse di San Paolo. 

Alle 22, ancora in piazza XX settembre, andrà invece in scena l’intenso spettacolo che Federica Di Martino ha tratto da L’amore rubato, un altro bellissimo libro della Maraini. Cromaca di una violenza di gruppo è il titolo dello spettacolo, tutto interpretato da una delle più grandi attrici delle ultime generazioni, Federica Di Martino, allieva di Luca Ronconi, ma anche di Gabriele Lavia, per il quale è stata di recente un’apprezzatissima Medea.

“L’attrice – ha scritto Francesco Sala su Il Giornale - per mezzo di cappelli, una maschera di biacca tragica e alcune parrucche, incarna i personaggi della storia facendoli parlare con una singolare inflessione borbonica inventata (mezzo molisano e mezzo abruzzese). La scena è scarna, ricoperta di terra, delimitata da alcune piantane metalliche che sorreggono luci espressioniste. Tutto è epico e straniante. Si esce da questo spettacolo come incantati da un sogno macabro di brividi ed emozioni. Speriamo che questo “incubo” teatrale di un’ora possa educare al rispetto. Da non perdere”. 

Dacia Maraini ci racconta questa storia facendo parlare tutti i protagonisti: i quattro ragazzi artefici di uno stupro, la migliore amica della vittima che assiste da lontano ai fatti muta e impotente, il padre della ragazzina violentata, il prete che la soccorre sanguinante ma viva per strada, il preside della scuola che tutti gli implicati nella vicenda frequentano. 

“Ma - come dice Federica Di Martino - la bambina no, la bambina la Maraini non la fa parlare... la bambina vive nella storia solo attraverso le parole degli altri”.



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