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venerdì 18 ottobre 2019

Attualità lunedì 01 luglio 2019 ore 15:31

​Industria conciaria, sindaci accanto alle imprese

I primi cittadini del cuoio Deidda, Toti, Giglioli e Spinelli hanno partecipato all'assemblea nazionale Unic, nel capoluogo lombardo



MILANO — Il valore della produzione dell'industria conciaria italiana nel 2018 è stato di 4,9 miliardi di euro. Si tratta di un settore, quindi, che nonostante le recenti congiunture economiche sfavorevoli ha ancora un peso non indifferente nell'economia italiana. Un contributo notevolissimo a questo comparto, fatto da 1200 aziende e quasi 18 mila addetti, arriva dalla Toscana e in particolare nel Comprensorio del Cuoio dove sul territorio di 5 comuni (Castelfranco di Sotto, Fucecchio, Montopoli in Val d’Arno, San Miniato e Santa Croce sull’Arno) si concentra la quasi totalità dell’industria conciaria toscana e il 28,2 % della produzione nazionale.

Uno dei punti di forza di questo distretto industriale è senza dubbio rappresentata dalla sinergia che esiste tra il mondo e delle imprese e le amministrazioni locali. Non è un caso infatti che all’assemblea nazionale dell’Unic che si è tenuta mercoledì scorso all’Università Bocconi di Milano gli unici rappresentanti di amministrazioni locali fossero i 5 sindaci dei comuni del Comprensorio del Cuoio.

“La politica e le nostre amministrazioni locali – ha dichiarato il sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli – continuano ad essere vicine agli imprenditori. Soltanto tenendo saldo questo connubio possiamo rafforzare ulteriormente il nostro distretto industriale. Marciando uniti in questi anni imprese e amministrazioni locali sono riuscite a sviluppare progetti e infrastrutture fondamentali per sostenere il mondo delle concerie e della produzione di pellame. I dati nazionale del 2018 ci parlano di un leggero calo del settore (-0,3% di addetti; -1% aziende) dovuto, come sostengono anche molti imprenditori, anche alla preoccupazione per una situazione politica nazionale molto instabile nel quale il governo sembra vivere alla giornata senza una programmazione economica e di sviluppo. Nonostante questo il settore si mantiene in linea di galleggiamento grazie anche agli sforzi profusi negli ultimi anni”.

Spinelli poi ribatte sulla necessità di far conoscere maggiormente ciò che sta dietro ai prodotti in pelle per la moda, quell’ ”arte della conceria” che ben si sposa con il Made in Italy e con tutto ciò che è storia, cultura e tradizione in Italia.

“E’ necessario sfatare alcuni miti – aggiunge Spinelli – che vorrebbero dare una rappresentazione negativa del settore. L’uomo fin dalla sua esistenza si veste con le pelli degli animali ed è bene ricordare che la pelle conciata è un sottoprodotto alimentare, cioè è uno scarto di ciò che viene utilizzato per produrre alimenti. Uno scarto che invece che smaltito e inutilizzato finisce per diventare un prodotto di pelletteria, piuttosto che una calzatura o un oggetto d’arredo. Produrre oggetti in pelle è molto più naturale di quanto si pensi. Queste aziende, spesso citate per l'inquinamento e le maleodoranze, si stanno rigenerando in collaborazione con i grandi gruppi dell'alta moda internazionale per utilizzare metodi produttivi sempre più ecologici, a vantaggio del rilancio dell'immagine e dei risultati economici. Anzi devo dire che è veramente assurdo che in un mondo che va sempre più verso il “plastic free” ci sia un mercato così fiorente di abbigliamento e accessori realizzati in materiali plastici anziché in pelle. Si preferisce usare prodotti di plastica anziché recuperare scarti animali. Se ragioniamo in maniera ecologica questo è veramente un controsenso. Ma d’altronde, come diceva Winston Churchill, non esiste l’opinione pubblica, esiste solo l’opinione pubblicata. Ed è chiaro che le tendenze sono quelle dettate da chi promuove meglio il proprio prodotto anche attraverso campagne che niente hanno a che vedere con ciò che viene realizzato. Per questo ritengo che sia sempre più necessario rilanciare i prodotti in pelle anche attraverso grandi eventi da tenersi nella città d’arte, utilizzando il connubio moda-cultura”. 



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