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domenica 23 febbraio 2020

Cultura martedì 22 agosto 2017 ore 07:30

Al festival del pensiero popolare vince la cultura

Un momento del Palio di San Rocco Pellegrino 2017, con gli anziani della casa di riposo

Il Palio di San Rocco Pellegrino, dall'8 al 16 agosto, ha appassionato, divertito e ammaliato, ma soprattutto ha invitato a riflettere



SAN MINIATO — L'edizione 2017 del Palio di san Rocco Pellegrino - Festival del pensiero popolare non ha tradito le attese. La manifestazione, fortemente voluta dal Comune di San Miniato e da San Miniato Promozione e organizzata dalla Filarmonica Giuseppe Verdi, dal Movimento Shalom e dalla Casa di riposo Del Campana Guazzesi ha spaziato dal teatro al cinema, dagli incontri alle mostre, dalla politica alla musica, pur mantendendo un fil rouge identificativo, che contraddistingue anche la sua originalità e la sua unicità.

Quest’anno il Palio era dedicato ai giovani. Il Festival è partito dal rapporto con la politica, insieme alla più giovane consigliera regionale della Toscana, cioè Alessandra Nardini, che ha parlato delle leggi soprattutto toscane verso le nuove generazioni. Poi si è discusso della violenza verso i giovani. Un incontro di grande valore, con la scrittrice Marilina Veca, don Andrea Cristiani e Silvia Della Monica, senatrice della Repubblica e magistrato impegnata con Falcone e Borsellino, ma anche nel processo al mostro di Firenze. Gli altri pomeriggi hanno avuto tanti altri temi e persone di spessore, dalle ragazze dell’Empoli Ladies, appena promosso in serie A, all’Ihp, Italian Horse Protection di Alberi, impegnato nella cura dei cavalli maltrattati, dai giovani produttori di carciofi agli allevatori di capre, da Simone Migliorini, attore premiato con il San Rocco 2017 al vescovo Migliavacca, che ha parlato del suo recentissimo viaggio in Terrasanta, insieme a un gruppo di 44 giovani che hanno portato la loro testimonianza, insieme a lui.

Ma il rapporto con i giovani è andato a parare anche in tante altre forme, in particolare quelle dello spettacolo: dall’Agamennone di Eschilo, realizzato da un gruppo di giovani attori, agli straordinari concerti di FuoriTempo, un folto gruppo di giovani che da Trento sono venuti a mettere in gioco la loro arte di esecuzione, ma anche di direzione, giacché anche il maestro era un ragazzo giovanissimo.

Di grande intensità anche molte altre performance in programma: dalle Consonanze di Caterina Trombetti e Antonella Natangelo al Don Milani di Claudio Ascoli e Monica Fabbri, dal Cammin di Sigerico di Alessio Guardini e del suo gruppo Gandalus, fino al Pan... crazio di Simone Migliorini; per arrivare alle esibizioni dei Vincanto e del gruppo CoRe, con gli anziani delle case di riposo della zona. Tutti hanno fatto capire quanto il teatro possa essere difficile, ma allo stesso tempo “popolare” e adatto a tutti i pubblici.

Insomma, nove giorni intensissimi, completati da tanti altri momenti ludico ricreativi, dalle bellissime cene della Filarmonica Giuseppe Verdi alle serate danzanti con la Michele e Sabrina Band, dall’omaggio a Paolo Villaggio fino ai bellissimi giochi che hanno visto la piazza Buonaparte piena di bambini festanti, il 16 di agosto, festa appunto di San Rocco Pellegrino.

Da segnalare anche le mostre: Quelle fotografiche, con Pasquale Moffa, Andrea Lippi e Daniele Alamia, quella più documentaria a cura di Manuela Parentini dedicata alla San Miniato della Prima Guerra Mondiale, e quelle d’arte di Giulia Bilardo e Daniela Billi.

La Billi è stata anche autrice dell’opera che il sindaco Vittorio Gabbanini ha donato a Simone Migliorini per il suo impegno culturale. Nella stessa serata altri riconoscimenti sono andati a Silvia Russo, una signora austriaca che per il quinto anno consecutivo ha partecipato al Palio di San Rocco, a Francisco Sancho Ramirez, un grande camminatore spagnolo che ha attraversato l’Europa in lungo e in largo, e a Chech Dibah, un giovane medico senegalese, tra i richiedenti asilo ospitati nella casa Shalom di Collegalli.

Proprio la presenza dei richiedenti asilo ha dato forza alla festa. “Forse la serata più emozionante - ha commentato Andrea Mancini della Conchiglia di Santiago - è stata proprio quella quasi improvvisata dei ragazzi di Collegalli, un intenso fuori programma, tra narrazione, canti e danze etniche, un vero viaggio nel mostro mondo, perché accanto agli africani, di varie nazioni sub sahariane, c’erano alcuni pakistani, e a loro si è unito Kassim Bajatly, professore all’Università di Mosul, in Iraq, o meglio in un container a sessanta chilometri da una città devastata dalla guerra; alla serata hanno partecipato in molti, italiani e stranieri, tra l’altro Beatrice Blake e suo marito, che hanno voluto tradurre dall’inglese e dal francese, usato da alcuni degli attori”.

"Il momento più intenso della serata - ha proseguito Mancini - è stato quando Kassim Bajatly si è alzato, iniziando a ballare il Sufi, questa inquietante danza religiosa, tipica di quelle zone. Bajatly è uno studioso e maestro di queste danze, per questo l’ho invitato ad entrare in scena. Lui si è messo a girare in tondo, non sapevo cosa sarebbe successo. Ma la danza è un linguaggio universale. Patrick, un giovane camerunense, ha iniziato a muoversi davanti a lui, mimando i movimenti della tigre. Il pubblico ha capito la magia dell’azione, da lì in poi anche altri sono entrati in gioco. Ne è nato uno degli spettacoli più emozionanti a cui ho assistito nella mia vita”.



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