Attualità Lunedì 04 Maggio 2026 ore 07:30
Padule di Fucecchio, intervista a Andrea Vezzani

Il responsabile Lipu della Riserva Naturale di Fucecchio parla di conservazione e importanza delle zone paludose; tra gestione e salvaguardia
FUCECCHIO — Situata tra le province di Firenze e Pistoia si cela la zona paludosa più estesa d'Italia: Il Padule di Fucecchio. Con i suoi quasi 2000 ettari di bacino palustre, rappresenta una gemma di biodiversità, con oltre 240 specie di uccelli registrati. Un'habitat quindi unico che tocca anche il comprensorio del Cuoio, in cui la natura comanda sovrana e dove è in atto un equilibrio prezioso ma estremamente fragile, che ospita centinaia di specie di uccelli e offre riparo, vita e sopravvivenza ad altrettante specie animali.
Come si legge sulla pagina ufficiale della Lipu, l'ente ha beneficiato, dal 1996 fino al 2018, di una gestione molto dinamica, sia in termine di conservazione e ricerca, che di promozione di attività di fruizione pubblica, sotto il coordinamento del Centro di Ricerca, Promozione e Documentazione del Padule di Fucecchio.
Dal Settembre del 2024, la Riserva Naturale di Fucecchio e Sibolla è gestita dalla Lipu, l'organizzazione di volontariato per la fauna e l'ambiente; il responsabile, invece, è Andrea Vezzani, che intervistato da QUInews, ha parlato di conservazione, ricchezza e conservazione di un'area tanto bella quanto fragile. Del resto, proprio durante l'intervista, due moto da cross hanno raggiunto il punto di osservazione della Riserva: nonostante la buona fede dei due centauri, intenzionati solamente a osservare gli animali, sono stati avvertiti e segnalati anonimamente; un gesto negligente e non grave, ma che fa capire quanto sia difficile far rispettare un certo tipo di regole per conto dell'ambiente.
Quali sono le sue mansioni come responsabile della Riserva? E quante persone si occupano della sua conservazione?
Entrambe le Riserve Naturali, sia quella di Fucecchio che quella di Sibolla hanno un responsabile, io, da dipendente, mi occupo di quella di Fucecchio. Nella cura del parco non viene svolto solamente il lavoro diciamo di decoro; come rendere il parco sicuro e agibile a tutti e realizzare punti di interesse come le infografiche, ma anche quello di tener traccia della generale salute di esso; come censire le varie nidate di una certa specie, il conteggio degli individui, oppure segnalare possibili problemi di natura ecologica e di inquinamento; solo per citarne alcuni. Come associazione ci sono cinque volontari che aiutano a tenere la Riserva pulita e decorosa, accogliere i visitatori e anche accompagnare nelle visite; è bello far sapere agli altri che esiste una realtà del genere, dove ognuno può dare il proprio contributo per il bene del nostro territorio e per le specie animali. Abbiamo anche il compito di segnalare eventuali violazioni alle autorità locali, come l'attraversamento del sentiero con mezzi a motore, lasciare scarti in giro o arrecare un generale danno alla flora e la fauna qui presenti.
Perché il padule di Fucecchio è così importante nel panorama europeo delle zone umide, tanto nel entrare nella Convenzione di Ramsar?
Con i suoi duemila ettari è la palude interna più grande d'Italia, e al tempo stesso l'Italia, è un corridoio nel Mar Mediterraneo che permette delle condizioni climatiche umide e quindi un'abbondanza di specie animali e vegetali. Gioca un ruolo fondamentale non solo per la biodiversità in Italia, ma anche per il continente. Basti pensare alle migrazioni, gli uccelli che utilizzano la nostra penisola per spostarsi da nord a sud e viceversa. In questo momento dell'anno, a primavera, gli uccelli si servono della nostra zona umida; alcune delle specie che vediamo in questo momento migreranno dopo l'estate. L'entrata nella convenzione del Ramsar è un percorso iniziato molti anni fa e aveva portato già ad una designazione da parte dell'Italia e del ministero dell'ambiente. Quest'anno c'è stato il riconoscimento ufficiale da parte del Segretariato Générale: è un po' come dire la medaglia d'oro dell'olimpiade delle paludi.
Il padule di Fucecchio, oltre che per la sua biodiversità, è famoso anche per la sua storia, antropologica e purtroppo drammatica. Vengono organizzati anche percorsi culturali insieme ad enti o istituti scolastici ?
Nell'offerta culturale legate alla Riserva abbiamo incluso anche temi meno naturalistici e più storici. L'eccidio del Padule di Fucecchio è un elemento imprescindibile se si parla di storia dei nostri territori durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti collaboriamo anche con le scuole per giornate di ricordo e didattica con le scuole, oltre a quelle di interesse naturalistico. Ci occupiamo anche delle antiche economie palustri in ambito antropologico, studiando i mestieri tradizionali e le strategie di sopravvivenza in territori spesso inospitali, come la raccolta di essenze ed erbe spontanee. Organizziamo inoltre percorsi didattici con le scuole, sia sul piano naturalistico sia su quello storico".
Quali specie animali popolano il padule e che è effettivamente possibile osservare ?
Le di specie di uccelli che si posso osservare nel parco sono tantissime; per fare un esempio, ci sono sette specie di aironi che nidificano nel parco, un numero notevole per una zona di questo tipo. Ma si possono osservare anche fenicotteri, falchi di palude, mignattai, ibis sacri e tanti altri uccelli. Durante i passi migratori, si possono osservare circa 200 specie di uccelli complessive, tra queste, anche specie non originarie del continente e introdotte dall'uomo nel corso del tempo. Uno di questi è l’Ibis Sacro, ormai comune nelle zone umide italiane ma un'animale considerato dannoso per gli ecosistemi. Diverso invece del mignattaio o degli aironi, arrivate spontaneamente e negli ultimi aumentate; un segnale molto positivo per l’ambiente. Nel Padule è presente anche una grande colonia di Cavalieri d'Italia, uccelli autoctoni che abitano il padule da tanto tempo. La loro presenza testimonia un livello di qualità dell'area non indifferente.
Quali sono gli aspetti critici quando si parla di conservazione di un'ecosistema così importante ?
Le criticità sono in parte quelle comuni alle zone paludose e, più in generale, alle Riserve Naturali. La conservazione di un'ecosistema non dipende solo dalla gestione dell’area in senso stretto, ma anche dalle condizioni del territorio circostante. In questo contesto possono emergere alcune complessità legate alla coesistenza di usi diversi del suolo al di fuori dei confini della Riserva, dove i terreni sono privati e regolati da normative differenti. Dinamiche non semplici da armonizzare viste da un punto di vista naturalistico, ma nel nostro facciamo di tutto per rendere il parco accogliente, libero e che possa fare la differenza per la salvaguardia di tantissime specie animali.
Gabriele Santarnecchi
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