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Attualità venerdì 29 maggio 2020 ore 14:24

"Cuoio" e "Pelle", parole protette

Soddisfazione da Unic per l'approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del decreto che tutela i due termini fondamentali nel settore conciario



FIRENZE — La nuova legge sancisce non solo una terminologia più corretta, ma stabilisce anche il divieto di utilizzare i termini “cuoio” e “pelle” per identificare materiali non derivati da spoglie di animali.

Un importantissimo risultato per il settore conciario italiano e per la filiera pelli in generale” hanno detto da Unic, Concerie Italiane.

L’approvazione è arrivata ieri dal Consiglio dei Ministri, nel Decreto Legislativo che ha sancito le nuove disposizioni in materia di utilizzo dei termini cuoio, pelle e pelliccia.

Si tratta della conclusione di un lungo e costante lavoro di sensibilizzazione svolto da Unic, che ne ha promosso sin dall'origine l’iter legislativo.

La nuova legge – hanno spiegato dall’associazione che rappresenta l’industria conciaria italiana - sostituirà finalmente la ormai vetusta legge del 1966. Tra le altre misure, oltre a una definizione dei termini pelle e cuoio più corretta e in linea con la normativa comunitaria e tecnica, sancirà, a coronamento della lunga battaglia dell’associazione sull’uso corretto della terminologia conciaria, l’espresso divieto dell’uso delle parole pelle e cuoio, anche come prefissi o suffissi, per identificare materiali non derivati da spoglie di animali, come oggi avviene con i non ortodossi termini ecopelle, vegan leather e simili utilizzati per materiali sintetici. Come si legge in una nota del Consiglio dei Ministri, “il decreto contiene disposizioni che riguardano esclusivamente i requisiti essenziali di composizione che i prodotti e i manufatti con essi fabbricati devono soddisfare per poter essere immessi sul mercato. L’obiettivo è quello di avere una chiara e univoca indicazione dei materiali utilizzati e di eliminare potenziali ostacoli al buon funzionamento del mercato”. Il nuovo decreto legislativo, approvato su proposta Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, stabilisce anche che “l’attività di accertamento delle eventuali violazioni sarà svolta dalle Camere di Commercio, dall’Agenzia delle Dogane, dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia Giudiziaria, mentre il Ministero dello Sviluppo Economico curerà l’attività di monitoraggio e coordinamento delle disposizioni. Tra le condotte che saranno punite sono ricomprese la mancanza di etichetta o contrassegno e l’utilizzo di etichetta o contrassegno non conforme ai requisiti richiesti”.


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