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La semplicità rivoluzionaria dell'autoproduzione

di - mercoledì 09 agosto 2017 ore 20:18

Autoproduzione di pane di grani antichi con pasta madre, cotto in forno a legna. Foto di Lucas Spiegel

Ci piace sottolineare quanto le azioni di ogni giorno contengano in sé stesse un'importanza fondamentale, rivoluzionaria, incredibilmente potente. Non solo: ci piace vivere divulgando il potenziale dei nostri singoli gesti. Questo è il significato delle decine di visite mensili che svolgiamo nel santuario di animali liberi che gestiamo a Pisa, il vero messaggio che vogliamo trasmettere. Il nostro desiderio più grande è quello che sempre più animali (umani e non umani) possano essere indipendenti e autodeterminat*, sganciando i loro corpi e le loro menti da un sistema che ci vuole incapaci di provvedere a noi stess*, sostituendo le nostre capacità manuali con mezzi e strumenti tecnologici, con la scusa di farci risparmiare tempo e fatica.

Bisognerebbe riappropriarsi di una consapevolezza: delegare è potenzialmente una sconfitta. Cercando dati per scrivere questo articolo siamo rimasti molto colpiti da alcune citazioni, che spiegano meglio la provocazione di cui sopra.

"Gli industriali dell’alimentazione sono riusciti a persuadere milioni di consumatori a preferire alimenti già pronti. Coltivano, cucinano, vi portano i pasti e (proprio come la vostra mamma) vi supplicano di mangiare. Non vi offrono ancora di infilarvelo in bocca premasticato solo perché non hanno ancora scoperto un modo di farlo che permetta di aumentare i profitti. Possiamo star sicuri che sarebbero ben contenti di scoprirlo. Il consumatore industriale ideale sarebbe legato a una tavola con un tubo in bocca che va direttamente dall’impianto alimentare al suo stomaco. " (Wendell Berry)

E allora decidiamoci ad accogliere la semplicità rivoluzionaria dell'autoproduzione.

Riscopriamo la profonda bellezza del fare da sol*, della manualità e del "fare a meno".

Recuperiamo il valore del tempo e del fare fatica come momento di riappropriazione della nostra stessa libertà. Riassaporiamo il potere della condivisione e della solidarietà.

Cambiamo il nostro paradigma di benessere.

Il capitalismo dilagante è stato un fallimento in partenza. Si può vivere bene, rinunciando al denaro e a ciò che è superfluo, valorizzando la collettività, la vita comunitaria, le scelte sostenibili e prive di sofferenza. Queste possono essere le basi per un nuovo sistema. La vera indipendenza parte da qui.

E a chi risponde: "Sarebbe bello, ma non ho tempo!", chiederemmo di prendere carta e penna (non il cellulare!). Scriviamo insieme quanto tempo realmente abbiamo a disposizione, nelle pause dal lavoro, nei giorni di festa, la sera, e di appuntarci come lo occupiame (o sprechiamo, a seconda dell'onestà e consapevolezza).

Chissà che magari le domeniche di maltempo, invece di fare le vasche in centro o nei grandi magazzini, non scegliessimo di imparare a fare le conserve, le marmellate o il pane. O non insegnassimo alle nostre e ai nostri figli la bellezza del piantare qualche piccolo seme per poi osservarlo crescere insieme.

O magari ancora che invece di trascorrere quella decina di minuti al cellulare davanti a Facebook non mettessimo a mollo i legumi da cucinare l'indomani mattina in pentola a pressione, mentre ci prepariamo per correre al lavoro.

Decresciamo, quindi! Impariamo a smettere di consumare perdendoci la vera vita.

Si può. Parola di volontarie e volontari specializzate/i in corse contro il tempo ed i mille impegni. :) 

"Settimana esperienziale di autoproduzione. Maggiori info su www.ippoasi.org"


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