Torna a far parlare la festa di fine Ramadan che venerdì 20 Marzo è andata in scena al palazzetto dello sport di Santa Croce sull'Arno. Una giornata di scambio, festa e confronto interreligioso ha portato a indignazione sui social e offese verso coloro che hanno partecipato: dopo il vescovo di Arezzo Antonio Migliavacca e il sindaco di San Miniato Simone Giglioli, è toccato anche al presidente di Shalom Don Andrea Cristiani.
Questo il messaggio di Don Andrea sui social: "Le oltraggiose offese rivolte al Vescovo di Arezzo, Andrea Migliavacca, e al sottoscritto (più abituato di lui e meno noto) per aver convintamente risposto all’invito della comunità islamica, hanno dimostrato ignoranza, disumanità e vilipendio, se non addirittura razzismo e una vergognosa intolleranza. Nella mia vita ho visitato tanti paesi musulmani e ho sempre trovato accoglienza e grande rispetto; mi è stata data la parola in importanti moschee. Allo stesso modo, questi fratelli hanno partecipato senza alcun problema ai riti cristiani. Nella nostra università in Burkina Faso vi sono ragazze e ragazzi musulmani che seguono il coro e che, quando celebro la Messa, vi partecipano con grande attenzione. Si può essere cristiani e intolleranti? Forse nella setta di Trump, ma nella comunità degli amici di Gesù assolutamente No".
Offese e oltraggi che hanno richiamato solidarietà e vicinanza verso il presidente di Shalom, come quelle di Antonio Mazzeo, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana:“Le offese rivolte a Don Andrea Cristiani per aver partecipato alla festa di fine Ramadan a Santa Croce sull’Arno sono vergognose e inaccettabili".
"A Don Andrea va la mia piena solidarietà. Ha fatto una cosa semplice e giusta: stare accanto alle persone e favorire il rispetto reciproco tra comunità. Quando un gesto di dialogo diventa motivo di attacco – conclude Mazzeo – significa che si sta superando un limite. Non è una questione religiosa, ma di chi soffia sul fuoco della polarizzazione, incendiando il clima nel Paese e nel nostro territorio. Per questo serve responsabilità, anche nel linguaggio pubblico. Le istituzioni devono tenere ferma una linea chiara: difendere il rispetto reciproco e la libertà religiosa, senza ambiguità, come prevede la nostra Costituzione. Grazie a Don Andrea per quello che fa ogni giorno sul territorio”.