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Agli internati dei lager una medaglia d'onore

"Il dovere della coscienza, posto davanti alla responsabilità": ricordati i soldati italiani con una solenne cerimonia nella sede della Prefettura

Si è svolta oggi, nella sede della Prefettura di Pisa, la cerimonia di consegna delle Medaglie d'Onore concesse dal Presidente della Repubblica ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale, alla presenza delle autorità civili e militari, dei rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d'Arma e dei familiari degli insigniti. 

La cerimonia è stata presieduta dal Prefetto Maria Luisa D'Alessandro; insieme a lui i rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Santa Croce sull'Arno Roberto Giannoni e l'assessore Matteo Squicciarini del comune di San Miniato.  

Un giorno che si inserisce nelle iniziative legate alla Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Le Medaglie sono state consegnate ai familiari di Serafino Arrighi, Giovanni Baldelli, Paolo Bettini, Aladino Cavallini, Filiberto Ciulli, Dario Consani, Faustino Consoloni, Michelangelo Ferrera, Giovanni Battista Iop e Armando Marchesi, militari che dopo l'8 settembre 1943, catturati dalle forze tedesche, rifiutarono di continuare la guerra al fianco della Germania nazista e della Repubblica Sociale Italiana e furono per questo deportati nei lager, privati dello status di prigionieri di guerra e costretti al lavoro coatto. Nel corso della cerimonia sono state lette le storie di ciascuno di loro

Nel suo intervento il Prefetto ha ricordato come circa seicentocinquantamila militari italiani dissero no, sottolineando che dentro quel numero immenso "non vi fu una decisione collettiva, ma seicentocinquantamila coscienze poste ciascuna davanti alla propria responsabilità", in un momento in cui la dissoluzione dei comandi e lo smarrimento delle istituzioni avevano lasciato ciascuno solo davanti alla storia. 

Accanto alla Resistenza combattuta con le armi, ha osservato il Prefetto, ve ne fu un'altra, a lungo meno raccontata, fatta del rifiuto di collaborare, nella quale quegli uomini, privati di quasi tutto, conservarono intatto lo spazio inviolabile della coscienza, che nessuna costrizione riuscì a occupare. 

Infine, ha osservato che, come recita la nostra Costituzione, esistono diritti inviolabili delle persone e delle comunità che ogni Istituzione, ogni potere costituito ha il dovere di proteggere e salvaguardare.