Attualità

Inclusione abitativa, in due ora hanno una casa

Boldrini: “L'obiettivo è stato quello di restituire a queste persone la dignità che le circostanze di vita rischiavano di minare”

La questione dell'abitare sempre più al centro delle politiche dei comuni del Cuoio. A Santa Croce sull'Arno, due persone in stato di forte precarietà hanno ricevuto un alloggio in condivisione. Politiche di Welfare abitativo in collaborazione con le associazione del territorio, grazie a un lavoro promosso dall'amministrazione comunale e curato dall'assessore alle politiche sociali Sonia Boldrini.

“Con gli uffici - spiega l'assessore Boldrini - abbiamo creduto fermamente in questi percorsi sociali, nati dalla precisa volontà di offrire a due persone della nostra comunità una reale opportunità di riscatto. L'obiettivo primario è stato quello di restituire loro la dignità che una vita non sempre facile aveva messo a dura prova, offrendo un'alternativa concreta alla precarietà della roulotte attraverso la messa a disposizione di un appartamento in condivisione. Abbiamo potuto realizzare questo percorso grazie al lavoro costante e alla sinergia con la SdS Empolese Valdarno Valdelsa. Queste persone sanno che oggi possono contare con fiducia su questa amministrazione e sulla Società della Salute. Crediamo che questi progetti aiutino le istituzioni stesse a crescere: esserci nel momento giusto permette di comprendere il valore profondo dell’umanità proprio attraverso chi si trova in difficoltà. Oggi più che mai, la nostra amministrazione vuole essere la spalla su cui i cittadini più fragili possono appoggiarsi."

Fondamentale è stato oltre a quello del dell'amministrazione comunale attraverso l'assessore Boldrini, l'impegno della Società della Salute, dove spiegano: “Il lavoro del comune è stato importante come quello delle associazioni del territorio. Non si è trattato di una semplice assegnazione abitativa, ma di un complesso percorso di progettazione personalizzata. Il servizio sociale ha svolto un ruolo centrale nella valutazione dei bisogni specifici e nel coordinamento tra gli enti pubblici e il terzo settore, garantendo che la soluzione trovata fosse non solo dignitosa, ma anche inclusiva.
L’accesso all’abitazione rappresenta infatti il primo passo fondamentale di un progetto più ampio, volto a restituire dignità e autonomia ai beneficiari, sottraendoli alla condizione di isolamento e precarietà in cui versavano. L'iniziativa testimonia ancora una volta l’efficacia del modello di welfare integrato del territorio, dove la cooperazione tra pubblico e privato sociale diventa lo strumento chiave per non lasciare indietro nessuno”.