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Daniele Falleri racconta se stesso e la scrittura

La cerimonia di assegnazione del premio "Santa Croce 2026" andrà in scena sabato 12 settembre nella sala consiliare del municipio

La storia umana e professionale di Daniele Falleri è un concatenarsi di eventi, di sfide vinte, ma senza l'ansia del podio, aspettando l'occasione, ma con il coraggio di provarci, di mettersi alla prova e con la chiara consapevolezza che ogni esperienza per quanto apparentemente faticosa è un arricchimento.

Intervistato dal comune di Santa Croce sull'Arno in occasione della consegna del "Premio Santa Croce", Falleri, ha raccontato al storia della sua vita e della sua professione, tra arte, scrittura e ispirazioni

Falleri, oggi qual è e quale è stato il suo rapporto con Santa Croce sull'Arno?

“E' un legame ancora forte, è un legame di identità che per certi versi nel corso della mia vita è stato rinverdito da eventi alle volte piacevoli, altre meno.
Come tutti i santacrocesi della mia classe, sono nato a Pontedera, perché l'ospedale era lì. Sono rimasto a Santa Croce per tutta la mia infanzia e adolescenza, abitavo vicino alla chiesa di San Rocco. Poi i miei genitori si sono spostati a Castelfranco di Sotto, a Montefalcone, ma era il periodo in cui io cominciavo a guardare fuori dal paese natale. La mia infanzia e adolescenza è legata a Santa Croce. Poi a 18 anni sono partito e ho fatto la richiesta di anticipo del militare e finito l'anno sotto le armi, non sono tornato e sono andato all'estero. Santa Croce è le mie radici, sono più di trent'anni anni che non abito più a Santa Croce, se però mi chiedono di dove sono, gli dico di Santa Croce sull'Arno e se non sanno dov'è mi spingo al massimo a dire vicino a Empoli, in Toscana, in Valdarno.
Però non ho mai reciso i rapporti con Santa Croce, ho sempre continuato a venire a fare visita a casa: mio padre è morto lo scorso anno, abitava vicino al comune, quindi in centro.
Ma la mia identità da santacrocese la ritrovo anche nella mia scrittura, soprattutto nei tratti taglienti e sarcastici e so bene che questo modo di scrivere e raccontare, lo ho assorbito a Santa Croce, in Toscana durante la prima fase della mia vita”.

Come nasce in un giovane santacrocese nato negli anni '60 l'idea di diventare uno scrittore?

“Tutta la mia storia è partita con la scrittura che è la mia piattaforma culturale. La scrittura è sempre stata la mia passione. Solo con il senno del poi però, mi rendo conto di certe cose che già da bambino si erano manifestate. Ricordo chiaramente che a 12 anni chiesi ai miei genitori di regalarmi un diario segreto, con la chiave, da chiudere per scrivere le cose. Questa idea mi era venuta perché aveva letto il diario di Anna Frank, lo tenevo nel cassetto del comodino, è un libro che mi influenzò molto per la forma narrativa oltre che per i concetti e per il 12esimo compleanno chiesi un diario in regalo ai miei genitori.
Da lì ho cominciato a scrivere il mio diario e non mi sono più fermato fino a 19 anni: ogni giorno scrivevo quello che avevo fatto, che avevo pensato, alla fine vi scrivevo la mia vita oggettiva e interiore. E ricordo chiaramente il mio legame con questa scrittura: se un giorno, per caso, non scrivevo perché non potevo, il giorno dopo recuperavo subito, non saltavo un giorno, diari che ho ancora tutti. Poi a 19 anni, finito il militare, ho chiuso con il diario e ho cominciato a scrivere dei brevi racconti. A quei tempi pensavo che la narrativa fosse solo romanzi e il mio sogno era fare un romanzo, pochi anni dopo mi è capitato di scrivere una sceneggiatura e mi sono reso conto della potenza di questa scrittura, sia in teatro che in televisione. Mi ha portato a scrivere serie televisive, poi sono passato alla regia da ghostwriter sono diventato sceneggiatore e poi regista”.

Dove l'ha portata la sua attività intellettuale, di cui alla fine è riuscito a farne una professione?

“Ho lavorato sia per la scrittura dei testi, che per la regia, ho diretto gli attori, per molte serie televisive di fiction da prima serata, tutte prodotte da Mediaset o Rai. Ho scelto di essere un freelance, avrei avuto più garanzie come dipendente di una delle due realtà, ma così ho potuto fare quello che volevo, restando in linea con il mio pensiero.
Professionalmente ho avuto la fortuna di lavorare con tre mostri sacri della storia del teatro e del cinema italiano: Nino Manfredi, Franca Valeri e Paolo Villaggio. Con Franca Valeri ho anche potuto scrivere un copione e la ho diretta in teatro. Con Manfredi ho fatto quattro film e una serie televisiva, con Paolo Villaggio ho fatto la serie di 'Carabinieri' e proprio l'esperienza con Villaggio mi ha fatto fare il salto professionale, in un modo inatteso, un po' sorprendente, ma di grande soddisfazione a rivederlo oggi”.


E di Manfredi e Valeri che ricordo ha?

Due persone che sono stati grandi artisti, da cui ho imparato molto, sia professionalmente, ma anche nel modo di prendere la vita, due persone con cui ho avuto anche un legame di amicizia. Da Franca con cui ho lavorato molto, ho appreso la sintesi, la capacità in poche parole di restituire un contesto, quando lei saliva sul palco, ma lo era anche nella vita, con una battuta, con poche parole faceva un ritratto, restituiva un concetto e un contesto, una storia.
Con Manfredi era difficile capire dove finiva il legame professione e dove cominciava l'amicizia. Da lui ho appreso la leggerezza, la capacità di essere sempre se stessi. 

Come ha vissuto la notizia che le hanno assegnato il premio Santa Croce sull'Arno 2026?
“Mi ha sorpreso ed era veramente inaspettato, è stato qualcosa di inatteso, mi ha fatto piacere, lo vivo come qualcosa che doveva succedere, anche per una storia personale, visto che mio padre è venuto a mancare un anno fa, con questo premio mi sembra che le radici vogliano farsi sentire ancora, l'ho sentito come qualcosa che doveva accadere, non per presunzione, ma per identità personale. E' un'altra di quelle cose che dovevano succedere. Mi sembra il conseguimento di un percorso, lo vedo come un nuovo trampolino per andare oltre, non lo vivo come un punto di arrivo, ma come un momento di ripartenza e sono molto contento che il 12 settembre sarò a Santa Croce per la consegna del premio”.