Petrucci, sabato si è svolto un presidio in via Cattaneo sulla sicurezza dopo l’aggressione perpetuata ai danni di due finanzieri.
“Si è parlato di presidio, ma quello che abbiamo fatto sabato mattina è una passeggiata, insieme all’onorevole Ziello, ai consiglieri comunali, alle associazioni e ad altre persone che hanno aderito. Il senso è semplice: non deve passare mai il messaggio che esistono zone franche. Non deve esistere l’idea che ci siano pezzi di città dove la legalità non conta. Lo dico chiaramente: chi vuole delinquere continuerà a farlo anche se noi facciamo una passeggiata. Non è quello il punto. Il punto è un altro. Io e Ziello non stiamo protestando contro qualcuno, non stiamo facendo una passerella. Stiamo dicendo che la politica non può rassegnarsi e chiudersi nelle stanze del potere. Siamo persone che rappresentano le istituzioni, lui è parlamentare, io sono consigliere regionale e faccio parte del primo partito d’Italia. E non ci rassegniamo. Il fatto che ha acceso tutto, l’aggressione, è gravissimo. E quando si arriva a colpire, a spingersi fino a certi livelli, il segnale deve essere ancora più netto: Pisa non arretra e non accetta scorciatoie.”
Da qui si arriva al tema delle scuole e dei ragazzi. C’è stata la petizione dei genitori del Dini, parliamo di circa 1200 firme, un segnale importante, chiedendo maggiore sicurezza a Pisa. Cosa ne pensa?
“Io ringrazio chi ha preso posizione, ma voglio essere molto chiaro: il problema della sicurezza non si risolve con le parole. Servono strumenti, serve la possibilità di intervenire, serve che lo Stato possa fare fino in fondo il proprio lavoro.”
In che modo?
“E qui entro in un ragionamento più generale. A partire dai rimpatri. Io dico che l’azione politica del governo su certi fenomeni è soffocata da una parte minoritaria della magistratura. Ho fatto spesso l’esempio del centro rimpatri in Albania, che per me era uno dei modelli su cui lavorare. In questo quadro, il referendum che ci sarà a Marzo, per come la vedo io, è un’occasione per ribadire una cosa: la politica fa la politica e i magistrati fanno i magistrati, senza invasioni di campo. Le leggi le fa il Parlamento, poi i magistrati le applicano. Se no si crea un disequilibrio.”
Cambiamo argomento e passiamo alla mobilità. In città la tramvia è un progetto sul quale si sta spingendo molto.
“Le dico la verità. Io non sono convinto della tramvia a Pisa. Frequento Firenze e vedo i costi-benefici, i tempi lunghi. Io invece penso alla metropolitana di superficie. Non per muovere solo chi è già in città, ma per far arrivare a Pisa meno auto possibile. Due assi, come una metropolitana: Livorno-Pisa-Lucca e Viareggio-Pisa-Pontedera. Si usa il sedime ferroviario che c’è, le stazioni che esistono, e si riattivano fermate. Faccio un esempio: Migliarino, con un parcheggio scambiatore, e in pochi minuti sei a Pisa-San Rossore e in pochi minuti in centro. Costerebbe infinitamente meno e darebbe un servizio più importante. È questa la direzione su cui io vorrei aprire una discussione vera.”
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Tra i temi su cui si è speso molto vi è anche quello della sanità, in particolare le liste d’attesa
“È una priorità. Perché davanti alle liste d’attesa succede una cosa intollerabile: o le persone vanno nel privato oppure rinunciano a curarsi. E non è accettabile. Io ho proposto un cambio di passo concreto: aprire gli ospedali anche dopo le 20, fino alle 22, due ore in più durante la settimana. E poi lavorare anche il sabato e la domenica. In altre regioni, come il Piemonte, hanno spinto anche oltre. Io dico: almeno fino alle 22. È un compromesso possibile.”
Quali potrebbero essere i costi di tale operazione?
“Per fare questo serve un investimento serio. Io l’ho chiamato un ‘piano Marshall’ sulle liste d’attesa: 25-30 milioni di euro. Non è una cifra campata in aria. Nel 2026 i trasferimenti dallo Stato alla Regione Toscana registreranno un +176 milioni. Quindi io dico: venite in Commissione, spiegate bene l’attività aggiuntiva, e mettiamo in campo una risposta vera. E non mi nascondo neppure dietro i temi scomodi. Va rivisto anche il rapporto pubblico-intramoenia, lo so che è scomodo dirlo e che magari fa perdere voti, ma non è possibile che con i canali della sanità pubblica certe cose non funzionino e poi improvvisamente si sbloccano altrove. Io queste cose le denuncio da tempo.”
Vi sono altre mosse che metterete in piedi per risolvere il problema?
“Sì, sto mettendo in piedi una cosa concreta sul territorio. Venerdì ho chiesto alla Asl Nord Ovest di avere uno spazio fisico, una stanza, una scrivania, per me e per il mio staff, in una casa della salute che è un cantiere aperto da oltre dieci anni. È uno spazio pubblico. Non mi interessa se manca il riscaldamento. Voglio usarlo per ricevere una volta al mese i cittadini sul tema delle liste d’attesa, per raccogliere segnalazioni e casi. E invito a fare lo stesso anche gli altri consiglieri regionali eletti nella provincia di Pisa: siamo in sei. Se lo facessimo tutti, si creerebbe un presidio vero, ogni settimana, a disposizione delle persone.”
Infine i Navicelli, il governo ha messo in campo 30 milioni di euro
“Questi soldi non sono una finta, sono una cosa vera. Servono per la sicurezza del canale, per i dragaggi, per renderlo più solido. Ma bisogna avere una visione. Il canale è fondamentale, oggi è reso ‘zoppo’ dal fatto che deve entrare nel porto di Livorno. E siccome Livorno avrà un intervento vicino al miliardo di euro, io penso che dentro quella partita possa rientrare anche il canale. Io faccio tre proposte. La prima: lo sbocco diretto al mare dei Navicelli senza attraversare il porto, dritto per dritto. Tra l’altro sarebbe utile anche al porto stesso. La seconda: riattivare la ferrovia per i Navicelli, e su questo mi farò carico di aprire un tavolo col governo nazionale. La ferrovia lì c’è già. La terza è una suggestione, ma la lancio: allungare il canale fino alla continuità d’acqua con l’aeroporto di Pisa. Sarebbe un elemento di virtuosità enorme: un porto dentro l’aeroporto. Acqua, aria e, riattivando i binari, anche ferro. Uno scalo intermodale vero.”
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