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lunedì 18 dicembre 2017

Attualità venerdì 22 settembre 2017 ore 11:18

Inquinamento Pfas, studio anche su Santa Croce

La Regione Veneto annuncia di essere pronta a varare una legge contro i Pfas e rispunta uno studio del 2013 che citava anche il comprensorio del cuoio

SANTA CROCE SULL'ARNO — "I livelli di perfluorurati nel fiume Arno sono bassi e prossimi a limiti di rivelabilità nel tratto iniziale dell’asta del fiume prima della città di Firenze (ARNO-CAST, ARNO_RIGN e ARNO_ROSANO); l’immissione degli scarichi della città di Firenze (ARNO_LSIGNA) si evidenzia con l’incremento delle concentrazioni di PFOA, PFHpA, PFNA,PFDA e PFBS che si mantengono inalterate fino alla stazione di chiusura di bacino (ARNO_MPISA)"

Queste le parole dello studio del 2013 curato dal Cnr che prendeva in esame vari bacini idrici d'Italia alla ricerca di veleni nell'acqua: si tratta di Pfas, una sigla che mette insieme composti chimici utilizzati per la fabbricazione di materiali resistenti ai grassi e all'acqua come giacconi oppure per fabbricare le pellicole antiaderenti delle padelle, la carta da pizza, la sciolina dei fondisti e proteggere gli smartphone. Si tratta in sostanza di impermeabilizzanti, le cui concentrazioni nelle acque - secondo gli esperti - sono attribuibili a scarichi industriali provenienti da industrie tessili e conciarie.

Tra i bacini presi in esame nel 2013 anche quello dell'Arno, con la punta ( come evidenzia il grafico ) di Santa Croce sull'Arno.

Il Veneto, dati alla mano, è la regione più inquinata d'Italia ( Vicenza, Rovigo, Venezia e Padova ) e da qui il Governatore Zaia ( come riporta oggi "La Repubblica" ) ha deciso di attuare una legge ad hoc per ridurre le emissioni, prendendosela con il governo che avrebbe sottovalutato il problema.

Un problema però che riguarderebbe anche altre zone italiane, quelle legate ad un particolare tipo di industria. Lo studio del 2013 del Cnr anche sulle acque dell'Arno dimostra che proprio quando l'Arno arriva a Santa Croce registra il più alto livello di concentrazioni da Pfas.

"Per quanto riguarda il fiume Arno la conducibilità aumenta dalla sorgente alla foce dove è evidente l’intrusione di acqua salata dal mare nella stazione di Marina di Pisa. La prima stazione, situata nella zona apicale dell’asta del fiume dove non sono presenti agglomerati urbani o insediamenti industriali di rilievo presenta i valori più bassi di concentrazione per tutti gli ioni misurati. Scendendo lungo l’asta del fiume sono chiari gli apporti antropici con l’aumento della concentrazione di tutti gli ioni misurati; a valle della confluenza del l’Ombrone sodio, potassio, cloruro e solfato aumentano ulteriormente a testimonianza delle immissione di scarichi industriali delle industrie tessili della zona di Prato; sodio e cloruro aumentano anche nel sito Arno Santa Croce", scrive sempre il Cnr.

Sta agli esperti accertare ovviamente se siamo nei parametri di legge, se questo tipo di inquinanti possa rappresentare o meno un problema per la salute, o se nel frattempo le cose siano cambiate.

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